“Lo Studio Compass considera l’ambito della atero-trombosi e va a testare, contro il trattamento di riferimento, che è l’aspirina, una strategia costituita da aspirina, più un anticoagulante orale a basso dosaggio, per verificare se la terapia di associazione è superiore all’aspirina da sola, oppure a questo anticoagulante orale da solo contro l’aspirina da sola” – ha dichiarato il Dottor Aldo Maggioni Principal investigator italiano per lo studio Compass. Direttore Centro Studi dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologici Ospedalieri (Anmco) di Firenze –  “Lo Studio ha dimostrato che, aggiungendo all’aspirina questo nuovo anticoagulante orale a basso dosaggio si può ottenere una riduzione del 24% di eventi cardiovascolari importanti come la morte cardiovascolare, l’infarto e l’ictus”.

“Questo – continua Maggioni – è valido sia per i pazienti che hanno avuto un evento vascolare coronarico, come un infarto o una rivascolarizzazione, ma anche per quei pazienti che hanno una patologia arteriosa periferica e per questi pazienti, anche se sono molti, di fatto non c’erano trattamenti finora dimostratisi utili a ridurre eventi cardiovascolari o periferici maggiori. Nessun trattamento ha dimostrato di essere in grado di migliorare la prognosi. Anche se per la parte coronarica abbiamo trattamenti utili, on top, in aggiunta a quello che facevamo già, questa terapia offre risultati favorevoli”.

“Lo studio – aggiunge Maggioni – ha incluso 27.000 pazienti da 31 Paesi nel mondo. L’Italia ha dato un contributo importante sia da un punto di vista quantitativo (il nostro Centro Studi, che ha coordinato la parte italiana, ha incluso più di 1.000 pazienti), che qualitativo (nell’ambito dei 31 Paesi è stata riconosciuta una qualità di alto livello dei dati)”.

“Come tutti i trattamenti utili, ci sono degli eventi avversi – conclude Maggioni – Facendo, tuttavia, una valutazione di beneficio netto, cioè, scontando alla parte di sicurezza quella di efficacia, si ha comunque una riduzione del 20% del risultato complessivo. Per cui questo è un trattamento che potrà entrare con una certa rapidità –  a mio parere – nella pratica clinica, cambiandola. Ovviamente, bisognerà ottenere l’approvazione di quelle Istituzioni che approvano le nuove indicazioni, anche per un farmaco già in commercio, come questo nuovo anticoagulante orale, rivaroxaban. Poi bisognerà che le Linee Guida riconoscano questo risultato e che i clinici inizino ad utilizzarlo, portando ulteriori benefici a quelli già ottenuti negli ultimi 20 anni con i trattamenti che vi ho citato”.