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Fibrosi Polmonare Idiopatica: a Napoli pneumologi a confronto sul miglior percorso diagnostico-terapeutico del paziente

Fibrosi Polmonare Idiopatica: a Napoli pneumologi a confronto sul miglior percorso diagnostico-terapeutico del paziente

Una diagnosi precoce, un approccio multidisciplinare, la condivisione dei percorsi di cura ottimali  diventano cruciali per assicurare il migliore outcome clinico dei pazienti affetti da Fibrosi Polmonare Idiopatica (IPF). Questi gli obiettivi  dell’incontro formativo dal titolo: “ILD – Interstizial Lung Diseases Vernissage”, in programma presso il Centro Congressi Città della Scienza di Napoli dal 18 al 19 ottobre 2019, organizzato grazie al contributo non condizionato di Boehringer Ingelheim, che raduna alcuni tra i più autorevoli specialisti pneumologi, provenienti da tutta Italia.

Tra le Malattie Interstiziali Polmonari (ILD) la Fibrosi Polmonare Idiopatica è la malattia respiratoria cronica e progressiva con la più alta incidenza. Solo in Italia si stima che circa 19.000 persone ne siano affette.

Si manifesta, generalmente dopo i 45 anni con un’età media dei pazienti colpiti intorno ai 65 anni.

E’ caratterizzata da formazione di tessuto cicatriziale a livello polmonare, con conseguente perdita di funzionalità respiratoria nel tempo. I pazienti affetti da IPF riferiscono sintomi quali tosse non produttiva e dispnea, che si aggrava con il passare del tempo, determinando, quindi, difficoltà a svolgere le normali attività quotidiane. La patologia è irreversibile, anche se la rapidità con cui progredisce è variabile. Se non diagnosticata e trattata tempestivamente, ha un esito fatale entro 2-5 anni dalla diagnosi.

Quest’ultima, tuttavia, è spesso difficile, perché i suoi sintomi, almeno inizialmente, sono simili a quelli di altre patologie respiratorie. La diagnosi necessita di più step tra cui un accurato profilo clinico ed anamnestico suggestivo di IPF, l’esecuzione di un esame radiologico approfondito e, in alcuni casi, di biopsia polmonare. Da qui l’accuratezza della diagnosi, che non può prescindere da un approccio multidisciplinare tra pneumologo, radiologo e patologo.

L’IPF può, infatti, essere sospettata sulla base dei sintomi, di specifici segni clinici come la presenza dei “rantoli velcro” all’ascoltazione del torace, e degli esami della funzione respiratoria. I successivi passaggi includono una valutazione clinica più approfondita, una TC ad alta risoluzione e, in alcuni casi, una biopsia polmonare.

Nell’ultimo decennio, l’avvento delle nuove terapie con diverso meccanismo d’azione ha permesso di rallentare la progressione della malattia e migliorarne la prognosi, ridefinendo il percorso diagnostico-terapeutico del paziente.

Per questo motivo, la condivisione dei percorsi di cura e delle esperienze cliniche di maggior successo tra la rete di centri pneumologici di riferimento sul territorio nazionale, insieme alla gestione multidisciplinare integrata, agli aspetti della medicina sostenibile in tema di malattie rare, nonché all’approccio olistico nella gestione della patologia, aiuterà a definire approcci omogenei nella presa in carico del paziente con l’obiettivo di arrivare a una diagnosi sempre più precoce.

L’incontro è caratterizzato da sessioni frontali, da workshop interattivi multimediali e da attività di role – playing sulla comunicazione medico-paziente. Si discuterà, inoltre, di sostegno psicologico alla terapia e condivisione di esperienze di real life.

Boehringer IngelheimL’obiettivo di Boehringer Ingelheim, azienda farmaceutica basata sulla ricerca, è migliorare la salute delle persone e degli animali.  Nel perseguire questo obiettivo si focalizza su quelle patologie per le quali ad oggi non esistono opzioni terapeutiche soddisfacenti, concentrandosi sullo sviluppo di terapie innovative che possano allungare la vita dei pazienti. Nell’ambito della salute animale Boehringer Ingelheim si prodiga per una prevenzione avanzata. Azienda a proprietà familiare sin dalla sua fondazione nel 1885, Boehringer Ingelheim è oggi una delle prime 20 aziende farmaceutiche al mondo. I suoi circa 50.000 collaboratori ogni giorno creano valore, attraverso l’innovazione, nelle sue tre aree di business: farmaceutici per uso umano, animal health e biofarmaceutici. Con un fatturato netto di circa 17,5 miliardi di euro nel 2018, Boehringer Ingelheim ha investito in ricerca e sviluppo una somma pari a quasi 3,2 miliardi di euro ovvero il 18,1% del fatturato netto. Da azienda a proprietà familiare Boehringer Ingelheim ha una programmazione che abbraccia le generazioni, concentrandosi sul successo di lungo termine. L’azienda pertanto punta a una crescita interna basata su risorse proprie, e nel contempo è aperta a collaborazioni e alleanze strategiche nella Ricerca. In ogni sua attività, Boehringer Ingelheim è spontaneamente portata ad agire con responsabilità nei confronti dell’umanità e dell’ambiente.

Napoli, 18 ottobre 2019