ERS: “Raggiunto l’endpoint primario nello Studio INBUILD®, che ha valutato nintedanib in pazienti con diverse malattie interstiziali polmonari fibrosanti progressive”
Boehringer Ingelheim ha annunciato oggi che nintedanib ha rallentato del 57% il declino della funzionalità polmonare, misurato come tasso annuo di declino della capacità vitale forzata (FVC)[a], sull’intera popolazione dello studio di Fase III INBUILD® di 52 settimane, in pazienti con diverse malattie interstiziali polmonari fibrosanti (ILD), con segni di progressione della malattia.[1] Lo Studio ha raggiunto l’endpoint primario e i suoi risultati, che sono stati appena pubblicati sul New England Journal of Medicine e presentati al Congresso ERS a Madrid, dimostrano l’efficacia e la sicurezza di nintedanib in una vasta gamma di malattie interstiziali polmonari fibrosanti, diverse dalla fibrosi polmonare idiopatica (FPI).1
Le malattie interstiziali polmonari fibrosanti comprendono, tra le altre, la polmonite da ipersensibilità cronica, malattie interstiziali polmonari fibrosanti, associate a malattie autoimmuni, come l’artrite reumatoide e la sclerosi sistemica, malattie interstiziali polmonari fibrosanti associate a malattia mista del tessuto connettivo, sarcoidosi e forme idiopatiche di polmoniti interstiziali, come la polmonite interstiziale aspecifica e polmoniti interstiziali idiopatiche non classificate. Nintedanib ha dimostrato di rallentare la progressione delle malattie interstiziali polmonari fibrosanti indipendentemente dal pattern fibrotico riscontrato agli strumenti di diagnostica per immagini all’indagine toracica.1 Il profilo di sicurezza è stato in linea con quello riscontrato in precedenti studi condotti su nintedanib in malattie interstiziali polmonari fibrosanti e l’evento avverso più comune è stata la diarrea.1
Informazioni sullo studio e sui suoi risultati
INBUILD® è il primo studio clinico nell’ambito delle malattie interstiziali polmonari fibrosanti a raggruppare i pazienti sulla base del comportamento clinico della loro patologia anziché della diagnosi clinica primaria.1 Le malattie interstiziali polmonari fibrosanti comprendono un nutrito gruppo di oltre 200 patologie, che comportano il rischio di fibrosi polmonare, ossia la formazione irreversibile di tessuto cicatriziale a livello polmonare, che compromette la funzionalità dei polmoni.[2] I pazienti con malattie interstiziali polmonari possono sviluppare un fenotipo progressivo che causa fibrosi polmonare e comporta il declino della funzionalità respiratoria, il deterioramento della qualità di vita e mortalità precoce analogamente a quanto si osserva nella fibrosi polmonare idiopatica, la forma più frequente di polmonite interstiziale idiopatica.[3] I sintomi e il decorso delle malattie interstiziali polmonari fibrosanti progressive sono simili indipendentemente dalla patologia sottostante. [4]
Nello studio INBUILD® nintedanib ha rallentato il declino della funzionalità polmonare del 57% nella popolazione complessiva allo studio, con un tasso annuo corretto di declino su 52 settimane di FVC -80,8 mL/anno rispetto a -187,8 mL/anno per il placebo (differenza di 107,0 mL/anno 5; p<0,001).1 Nintedanib ha dimostrato omogeneità di effetti sul declino della funzionalità polmonare nei pazienti che alla TAC ad alta risoluzione presentavano pattern di polmonite interstiziale comune (pattern UIP) o altri pattern fibrotici. 1 L’evento avverso più comune è stata la diarrea, riferita rispettivamente nel 66,9% e nel 23,9% dei pazienti trattati con nintedanib, e in quelli che hanno ricevuto il placebo.1 Il profilo di sicurezza osservato in INBUILD® è stato in linea con quello riscontrato in precedenza in pazienti con fibrosi polmonare idiopatica o con malattia interstiziale polmonare fibrosante, associata a sclerosi sistemica trattati con nintedanib.1
Implicazioni per chi soffre, e per chi si occupa di malattie interstiziali polmonari fibrosanti
“La fibrosi polmonare progressiva, associata a un’ampia gamma di patologie, può avere un impatto devastante sui pazienti. Eppure, eccetto che per la fibrosi polmonare idiopatica e per la malattia interstiziale polmonare fibrosante associata a sclerosi sistemica, per la quale è stata recentemente approvata negli Stati Uniti un’opzione terapeutica, non esistono farmaci approvati per il trattamento delle malattie interstiziali polmonari fibrosanti progressive – ha spiegato Kevin Flaherty, Professore di Medicina della Divisione di Pneumologia e Terapia intensiva respiratoria dell’Università del Michigan di Ann Arbor, e principale sperimentatore dello studio INBUILD® – I risultati di INBUILD® dimostrano, per la prima volta, che nintedanib è capace di rallentare il declino di funzionalità polmonare in un’ampia gamma di malattie interstiziali polmonari fibrosanti e confermano i benefici del farmaco in pazienti che manifestano il fenotipo progressivo in queste malattie”.
“Siamo molto orgogliosi di presentare i risultati di questo studio clinico, il primo in assoluto, in pazienti con diverse forme di malattie interstiziali polmonari fibrosanti progressive. Su questi risultati si fondano le domande di approvazione recentemente inoltrate all’FDA e all’EMA – ha commentato il Dottor Mehdi Shahidi, Chief Medical Officer di Boehringer Ingelheim – Siamo fortemente impegnati a migliorare la vita delle persone con fibrosi polmonare, in particolare coloro che sono affetti da patologie rare, per le quali esiste un forte bisogno insoddisfatto di terapie”.
Lo studio INBUILD®1
INBUILD® è uno studio randomizzato, in doppio cieco, a gruppi paralleli, con controllo a placebo, condotto presso 153 centri in 15 Paesi. Lo studio ha valutato l’efficacia, la sicurezza e la tollerabilità di nintedanib (150 mg, 2 volte/die) su 52 settimane, in pazienti con malattia interstiziale polmonare fibrosante progressiva. I criteri di inclusione dei pazienti sono stati: età ≥ 18 anni, diagnosi medica di malattia interstiziale polmonare, diversa da fibrosi polmonare idiopatica, e caratteristiche di malattia fibrosante di estensione >10% alla TAC ad alta risoluzione (HRCT). I pazienti dovevano, inoltre, soddisfare i criteri di progressione della malattia interstiziale polmonare fibrosante nei 24 mesi prima dello screening, valutata sulla base del declino di FVC, degli aumentati cambiamenti fibrotici evidenziati alle tecniche di diagnostica per immagini, o del peggioramento dei sintomi, nonostante il trattamento con i farmaci comunemente usati nella pratica clinica per trattare le malattie interstiziali polmonari.
Nello Studio sono stati arruolati in totale 663 pazienti, dei quali 412 (62,1%) presentavano pattern di polmonite interstiziale comune (pattern UIP) alla TAC ad alta risoluzione. I pazienti sono stati randomizzati in rapporto 1:1 per ricevere nintedanib 150 mg due volte/die per via orale o placebo. L’endpoint primario dello studio era il tasso annuo di declino della FVC (mL/anno) valutato su 52 settimane. La FVC (capacità vitale forzata) rappresenta la quantità di aria che viene espirata in un’espirazione forzata, dopo un’inspirazione molto profonda, e misura la funzionalità polmonare. Quest’ultima si deteriora in modo progressivo e irreversibile, a mano a mano che la fibrosi avanza. I principali endpoint secondari dello studio erano la variazione assoluta rispetto al basale del punteggio totale per il questionario King’s Brief Interstitial Lung Disease (K-BILD) alla settimana 52, il tempo intercorso fino alla prima esacerbazione acuta della malattia interstiziale polmonare o mortalità su 52 settimane, e il tempo intercorso sino alla mortalità su 52 settimane. Con esacerbazione acuta si intende un improvviso deterioramento, clinicamente significativo, della funzionalità respiratoria, in molti casi di causa ignota, che ha ripercussioni negative sul decorso della malattia e spesso porta alla mortalità.
Le malattie interstiziali polmonari fibrosanti progressive
I sintomi e il decorso delle malattie interstiziali polmonari fibrosanti progressive sono simili indipendentemente dalla patologia sottostante.4 Si ha perdita accelerata di funzionalità polmonare, deterioramento della qualità di vita e la malattia è associata a prognosi sfavorevole.3
La fibrosi polmonare progressiva comporta una perdita irreversibile di funzionalità dei polmoni ed è associata ad elevata morbilità e mortalità. Mediamente il 18-32% dei pazienti con malattia interstiziale polmonare può sviluppare fibrosi polmonare progressiva.[5] Le malattie interstiziali polmonari fibrosanti progressive comprendono un’ampia gamma di patologie tra cui polmonite da ipersensibilità, sarcoidosi, malattie interstiziali polmonari fibrosanti associate a malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide e la sclerosi sistemica, malattie interstiziali polmonari fibrosanti associate a malattia mista del tessuto connettivo, polmonite interstiziale idiopatica aspecifica e polmoniti interstiziali idiopatiche non classificate.3
I pazienti con malattie interstiziali polmonari fibrosanti progressive rappresentano una popolazione trascurata di pazienti per i quali non esistono opzioni terapeutiche approvate capaci di influenzare efficacemente il decorso della loro patologia interstiziale polmonare.[6] La terapia delle malattie interstiziali polmonari fibrosanti progressive rappresenta, pertanto, oggi una sfida da vincere, che richiede un approccio interdisciplinare, che coinvolga soprattutto pneumologi e reumatologi.3
Nintedanib
Nintedanib è un farmaco già approvato in oltre 70 Paesi come terapia della fibrosi polmonare idiopatica (FPI), una patologia cronica a esito infausto caratterizzata da declino della funzionalità polmonare. Si stima che siano oltre 80.000 le persone con fibrosi polmonare idiopatica trattate con nintedanib.
Nintedanib è uno dei due farmaci antifibrotici che hanno dimostrato di rallentare la progressione della fibrosi polmonare idiopatica, e che sono stati approvati e sono raccomandati dalle Linee Guida internazionali per l’impiego in pazienti con FPI.5
A settembre 2019, nintedanib è stato approvato negli Stati Uniti come prima e unica terapia per rallentare il declino della funzionalità polmonare in soggetti con malattia interstiziale polmonare associata a sclerosi sistemica. Sono già state inoltrate le domande di approvazione alle altre Autorità regolatorie degli altri Paesi del mondo.
Boehringer Ingelheim – L’obiettivo di Boehringer Ingelheim, azienda farmaceutica basata sulla ricerca, è migliorare la salute delle persone e degli animali. Nel perseguire questo obiettivo si focalizza su quelle patologie per le quali ad oggi non esistono opzioni terapeutiche soddisfacenti, concentrandosi sullo sviluppo di terapie innovative che possano allungare la vita dei pazienti. Nell’ambito della salute animale Boehringer Ingelheim si prodiga per una prevenzione avanzata. Azienda a proprietà familiare sin dalla sua fondazione nel 1885, Boehringer Ingelheim è oggi una delle prime 20 aziende farmaceutiche al mondo. I suoi circa 50.000 addetti ogni giorno creano valore, attraverso l’innovazione, nelle sue tre aree di business: farmaceutici per uso umano, salute animale e biofarmaceutici. Con un fatturato netto di circa 17,5 miliardi di euro nel 2018, Ingelheim ha investito in ricerca e sviluppo una somma pari a quasi 3,2 miliardi di euro ovvero il 18,1 percento del fatturato netto. Da azienda a proprietà familiare Boehringer Ingelheim ha una programmazione che abbraccia le generazioni, concentrandosi sul successo di lungo termine. L’azienda pertanto punta a una crescita interna basata su risorse proprie, e nel contempo è aperta a collaborazioni e alleanze strategiche nella Ricerca. In ogni sua attività, Boehringer Ingelheim è spontaneamente portata ad agire con responsabilità nei confronti dell’umanità e dell’ambiente.
Ai destinatari della comunicazione
Il presente comunicato stampa è stato emesso dalla Sede Centrale del Gruppo a Ingelheim, in Germania, ed è volto a informare sul nostro business a livello internazionale. Sappiate che le informazioni sullo stato di approvazione e le indicazioni dei prodotti approvati possono variare da Paese a Paese e potrebbero essere state diramate in un comunicato stampa specifico sull’argomento nei Paesi in cui operiamo.
Bibliografia
[a] La Capacità Vitale Forzata (FVC) è una misura consolidata di valutazione della funzionalità polmonare
[1] Flaherty K, et al. Nintedanib nelle malattie polmonari interstiziali a fibrosi progressiva N Eng J Med. Pubblicato il 29 settembre 2019. NEJM.org. DOI: 10.1056 / NEJMoa1908681
[2] British Lung Foundation. What is pulmonary fibrosis? Available at: https://www.blf.org.uk/support-for-you/pulmonary-fibrosis/what-is-pulmonary-fibrosis [Ultimo accesso settembre 2019].
[3] Cottin V, Hirani NA, Hotchkin DL, et al. Presentation, diagnosis and clinical course of the spectrum of progressive-fibrosing interstitial lung diseases. Eur Respir Rev 2018;27(150):pii:180076.
[4] Kolb M, Vašáková M. The natural history of progressive fibrosing interstitial lung diseases. Respiratory Research 2019:20:57.
[5] Wijsenbeek M, Kreuter M, Fischer A, et al. Non-IPF progressive fibrosing interstitial lung disease (PF-ILD): the patient journey. Am J Respir Crit Care Med 2018;197:A1678.
[6] Flaherty KR, Brown KK, Wells AU, et al. Design of the PF-ILD trial: a double-blind, randomised, placebo-controlled phase III trial of nintedanib in patients with progressive fibrosing interstitial lung disease. BMJ Open Respir Res 2017;4(1):e000212.
Ingelheim, Germania, 30 settembre 2019
