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Violenza e minori: D'Avino (Fimp) accusa i social senza regole

Violenza e minori: D’Avino (Fimp) accusa i social senza regole

prevenzione-e-riduzione-del-rischioViolenza e minori, D’Avino (Fimp): I social senza regole amplificatori di comportamenti a rischio. I giovani hanno bisogno di relazioni tra pari autentiche e del controllo genitoriale

I social media sono strutturalmente privi di feed-back educativi e spesso i minori vengono lasciati al loro uso senza alcun controllo genitoriale in un’età molto precoce. Manca poi del tutto una educazione all’uso del digitale anche in ragione del divario generazionale e l’unico argine alla violenza prima immaginata, poi descritta con le parole e infine agita da parte di tanti giovanissimi e minori non trova alcun argine.

Anzi, gli strumenti audio e video dei social finiscono per essere amplificatori di comportamenti violenti alimentando una vera e propria spirale che sfugge al controllo genitoriale e crea un grave allarme sociale nelle nostre comunità di cui occorre prendere atto per apporre correttivi.

Per questo accogliamo con favore l’allarme lanciato in merito dall’onorevole Gian Antonio Girelli presidente dell’Intergruppo parlamentare per la prevenzione e la riduzione del rischio”. Così Antonio D’Avino, presidente della Federazione nazionale medici pediatri (Fimp).

Il livello di disagio e di perdita di controllo ci viene raccontato ogni giorno dai genitori dei nostri giovanissimi pazientiaggiunge D’Avinoun argine va assolutamente posto, iniziando a vietare l’uso dei device e telefonini in tempi troppo precoci per favorire le interazioni tra pari sulla base di relazioni vere e in presenza, in cui anche uno scontro viene rappresentato da un feed back immediato mediato dalla voce, dalla possibilità di riconciliarsi, dall’intervento di un adulto.

Occorre inoltre favorire le relazioni reali nel gioco e nella interazione tra i coetanei, evitando la delega in bianco a relazioni unidirezionali e unidimensionali basate su interazioni stereotipate dei social in cui le relazioni sono codificate in una struttura obbligata che incentiva l’aggressività, lo scherno, l’offesa diretta che spesso viene letta e vista da una platea di riferimento e per questo subìta con maggiore frustrazione e mortificazione, approdando all’idea il passaggio all’atto (violento) sia l’unico sbocco possibile.

Un comportamento che può diventare deviante ma normalizzato da mesi o anni di interazioni basate su scambi verbali duri e violenti a cui non consegue alcuna sanzione educativa lasciando quasi intendere che quei modelli di comportamento siano consentiti e del tutto leciti”.

Riduzione del Rischio