La prima fase del progetto ha coinvolto 671 donatori per una raccolta complessiva di 81.759 euro. Ora le nuove ricerche: stampante 3D per la chirurgia, nanotecnologie contro il tumore al seno, il restauro dell’elefante donato da Napoleone

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PAVIA 11/03/2015. «Con 671 donatori, due progetti finanziati e 81.759 euro raccolti la prima campagna di crowdfunding per la ricerca dell’Università di Pavia si conclude con un successo» con queste parole il Magnifico rettore dell’Università di Pavia, prof. Fabio Rugge, ha commentato la conclusione della prima fase di finanziamento popolare Universitiamo.eu, nel giorno in cui sono stati presentati i tre nuovi progetti. «Un successo reso possibile da alcuni fattori: l’ideazione di una piattaforma creativa e innovativa e un ottimo lavoro di squadra; l’attivazione di una diffusa rete di relazioni con un pubblico allargato, che guarda all’Università di Pavia come punto di riferimento; le ottime relazioni con il territorio e in particolare con Confindustria, che ha sostenuto i 4 progetti di crowdfunding; la qualità delle proposte di ricerca che hanno una ricaduta sociale immediata e visibile. Grazie a tutto questo, le ricerche per curare la tubercolosi e combattere la zanzara tigre sono decisamente più conosciute e possono proseguire contando su un sostegno sociale allargato. Si consolida anche il rapporto con le imprese e l’impegno comune con Confindustria per lo sviluppo del territorio, con una speciale attenzione alle esigenze innovative della piccola e media impresa».

I nuovi progetti che saranno pubblicati a partire dal 16 marzo sul portale Universitiamo.eu, riguardano: l’utilizzo di stampanti 3D al servizio della chirurgia, specialmente addominale, per la realizzazione di modelli anatomici da utilizzare per la pianificazione pre-operatoria; lo sviluppo di nanotecnologie per la terapia del tumore al seno che migliorino l’efficacia delle chemioterapie; il restauro di un elefante del Museo di Storia Naturale, che Napoleone donò a Pavia.

Forti del successo ottenuto con la campagna sui primi progetti, due dei quali hanno ottenuto il finanziamento richiesto, il team di lavoro coordinato dalla professoressa Arianna Arisi Rota si è rimesso subito al lavoro.

Nella prima slot di progetti, infatti due sono stati i finanziamenti giunti alla soglia richiesta: “Tubercolosi: un killer riemergente”, con 44.184 finanziati e “Lotta all’ultimo sangue contro la zanzara tigre”, con 26.560.

Il sistema del crowdfunding ha funzionato grazie al contributo di privati cittadini, dalle cifre più piccole fino alle donazioni più consistenti (come quella di Bernardo Caprotti, patron di Esselunga), sia grazie all’aiuto di enti e istituzioni che hanno sostenuto i progetti, come Confindustria Pavia, che ha adottato i progetti promuovendoli presso il mondo delle imprese.

«Un bilancio estremamente positivo» ha commentato Alberto Cazzani, presidente di Confindustria Pavia «Su quattro progetti, ne abbiamo confermati due. Significa che il crowdfunding funziona. Ma soprattutto che la partnership tra l’Università e il mondo delle imprese costituisce un’alleanza strategica per lo sviluppo economico del territorio pavese. L’Ateneo ha bisogno di Confindustria quanto Confindustria ha bisogno del mondo della ricerca. Innovazione e crescita industriale procedono paralleli. All’Università sta a cuore che una sua start up assuma una veste industriale. Per gli imprenditori non c’è nulla di più stimolante che una novità venga inserita su una catena di montaggio. Tutto questo trova la sua espressione più concreta in iniziative quali Universitiamo».

Ora la sfida è ripetere il successo ottenuto con i nuovi progetti.

A seguire gli approfondimenti sui tre nuovi progetti.

NUOVI PROGETTI

Stampa 3D per la chirurgia- Responsabile: prof. Ferdinando Auricchio

Il progetto ha l’obiettivo di portare la stampa 3D al servizio della chirurgia, specialmente addominale, per la realizzazione di modelli anatomici da utilizzare per la pianificazione pre-operatoria. L’utilizzo di un oggetto fisico che contenga tutte le caratteristiche anatomiche d’interesse per il chirurgo, rappresenta un aiuto molto importante per la pianificazione dell’intervento: il modello è intuitivo e molto informativo, caratteristiche che consentono al chirurgo una più attenta e precisa pianificazione, mettendo in luce criticità dell’intervento e valutando le possibili soluzioni.

La creazione di un modello anatomico per la chirurgia addominale richiede un’importante parte di elaborazione immagini, più complessa rispetto a quella utilizzata in altri campi, quali l’odontoiatria, dove la stampa 3D ha già iniziato ad essere utilizzata in modo più massiccio.

L’elaborazione parte dalle immagini mediche: il chirurgo fornisce la TAC o la Risonanza Magnetica del paziente, insieme alle indicazioni sulla parte anatomica di suo interesse. Le immagini vengono, quindi, elaborate per ricostruire l’anatomia target e successivamente inviate alla stampante 3D.

Il Policlinico San Matteo di Pavia, in particolare la sezione di Chirurgia II, guidata dal Prof. Andrea Pietrabissa, utilizza ormai abitualmente modelli anatomici stampati in 3D, ricostruiti a partire da immagini TAC del paziente: ad oggi il 50% della chirurgia pancreatica e il 100% della chirurgia splenica e renale è eseguito con il supporto di modelli stampati in 3D. Questi interventi sono effettuati con chirurgia laparoscopica o robotica: il modello stampato è utilizzato per comprendere meglio i rapporti anatomici tra le diverse strutture e poter pianificare con cura gli accessi e gli spazi di manovra. Altri campi applicativi attualmente esplorati includono la chirurgia ortopedica, otorino-laringoiatrica e cardiovascolare, anche se le potenzialità di questa tecnologia sono del tutto trasversali alle diverse discipline mediche. L’obiettivo è rendere questa tecnologia fruibile non solo alla realtà di Pavia, ma creare un paradigma che permetta l’inserimento dei modelli anatomici stampati in 3D nella pratica clinica anche di altre strutture. L’esperienza del team di lavoro del prof. Ferdinando Auricchio, può essere la base per realizzare un dimostratore di questa tecnologia, definendo competenze e specifiche tecnologie e modalità di realizzazione, per poter replicare questa applicazione su vasta scala. Al momento la strumentazione in possesso del laboratorio, non permette di implementare un vero e proprio servizio: per fare questo, serve una strumentazione più calzante alle esigenze della chirurgia addominale, che permetta maggiore velocità realizzativa e costi contenuti, demandando l’attuale strumentazione principalmente alla copertura della prototipazione vascolare. A seconda del finanziamento raggiunto, il team del prof. Auricchio intende estendere il più possibile il bacino di utenza del servizio, arrivando a creare un vero e proprio centro di riferimento.

Tumore al seno: sconfiggerlo con nanosfere d’oro intelligenti- Responsabile: Prof. Livia Visai

Il cancro colpisce milioni di persone ogni anno. Il cancro al seno è il tumore invasivo più comune nelle donne di tutto il mondo. Rappresenta il 16% di tutti i tumori femminili e il 22,9% dei tumori invasivi nelle donne. Le percentuali di coloro che si ammalano di tumore al seno sono molto più elevate nei paesi sviluppati rispetto a quelli in via di sviluppo. Gli approcci convenzionali alla terapia e cura del cancro, anche se sono attivi ad eliminare le cellule tumorali, possono ancora non essere efficaci a causa di una biodistribuzione inadeguata e per il sopraggiungere di effetti collaterali indesiderabili. Gli approcci basati sulle nanotecnologie offrono una promettente alternativa, quale ad esempio la possibilità di colpire le cellule in una fase iniziale, durante la loro trasformazione in cellule tumorali. Il giovane gruppo di ricercatori del laboratorio diretto dalla prof . Livia Visai si occupa da diverso tempo dello sviluppo di nanosistemi e della loro caratterizzazione ed efficacia in sistemi biologici, come ampiamente documentato da diverse nostre pubblicazioni scientifiche. Scopo di questo progetto è l’utilizzazione di un approccio nanotecnologico per ottenere un nuovo nanovettore biocompatibile con i sistemi biologici al fine di migliorare l’efficacia e la selettività del trattamento chemioterapico, riducendone al tempo stesso gli effetti collaterali. L’approccio nanotecnologico ha il potenziale per rivoluzionare la diagnosi e la terapia dei tumori. Studi preliminari condotti nel nostro laboratorio e in collaborazione con il laboratorio di Brighton (UK) hanno permesso di mettere a punto un efficiente metodo di funzionalizzazione di nanoparticelle d’oro con un biopolimero e di caricarle con un farmaco o più farmaci ad azione chemioterapica. Inoltre i ricercatori hanno valutato la tossicità cellulare del nanovettore e l’efficienza dell’azione del nanosistema caricato del/dei farmaco/i su cellule di linea tumorale coltivate in vitro. In particolare, i fondi raccolti con questa campagna saranno utilizzati per:

– approfondire la caratterizzazione chimico-fisica del nanosistema, costituito da nanoparticelle d’oro funzionalizzate con biopolimero e caricate con uno o più agenti chemioterapici;

– migliorare la selettività del nanovettore, la cui efficacia contro le cellule tumorali è stata in parte confermata da nostri studi precedenti, ottimizzando la quantità di farmaco da utilizzare;

– validare in vitro il nanosistema testadolo con cellule tumorali e non.

Annualmente in Italia vengono diagnosticati 48.000 nuovi casi di cancro della mammella. L’aumento dell’incidenza del tumore al seno registra un incremento soprattutto tra le giovani donne, in età compresa tra i 25 e i 44 anni.

Gli effetti collaterali della chemioterapia sono anche una delle cause di preoccupazione per coloro che si ammalano di cancro. L’obiettivo posto in questo progetto è migliorare il trattamento chemioterapico del carcinoma mammario e ridurre i tempi di riabilitazione, migliorando la qualità della vita del paziente. Infatti questo nuovo nanosistema ci consentirebbe di:

colpire ed eliminare in maniera più selettiva le cellule tumorali;
diminuire la dose di farmaco da somministrare al paziente;
monitorare il paziente durante la terapia.

E Napoleone ci donò un elefante Responsabile: Prof. Giorgio Mellerio

L’esemplare di elefante indiano, una femmina di due anni, il 12 febbraio 1772 partì dal Bengala alla volta della Francia, su una nave della Compagnia delle Indie. Un dono dell’imperatore al re Luigi XV. Dieci mesi dopo sbarcò in Bretagna. Fece un lungo percorso a piedi, sotto gli occhi incuriositi dei francesi, prima di arrivare alla reggia di Versailles dove rimase alla corte del re come attrazione per gli ospiti della villa e curiosità dei naturalisti. L’elefante morì nel 1782, dopo essere caduto nelle acque di un canale nel parco. Fu dissezionato da grandi anatomisti e la pelle rimase in quello che ora è il Museo Nazionale di Storia Naturale di Parigi. Nel 1812 l’esemplare giunse a Pavia, donato al Museo di Storia Naturale dell’Università che era sorto, trent’anni prima, per volere di Maria Teresa d’Austria e che fu, a inizio Ottocento, fortemente sostenuto da Napoleone Bonaparte.

In occasione della mostra “Uomini e animali. Per una storia della domesticazione” (30 aprile-31 luglio 2015), il pachiderma sarà esposto al pubblico per la prima volta, reduce da un lungo periodo di oblio che lo ha visto per 60 anni conservato nel sottotetto del Castello Visconteo di Pavia. Dopo il trasferimento a Palazzo Botta – sede del Museo di Storia Naturale dell’Università di Pavia, diretto dal prof. Giorgio Mellerio – nel dicembre 2014, con un laborioso trasloco, sarà ora sottoposto ad un accurato lavoro di pulizia e, successivamente, di restauro per arginare i danni subiti nel corso dei secoli.
Lo scopo del progetto è effettuare un intervento di pulizia sulla pelle tassidermizzata dell’esemplare; procedere con un’opera di restauro per sanare lembi di pelle mancanti; promuovere il rilievo storico e scientifico dell’elefantessa del Museo di Storia Naturale di Pavia, che è il più antico esemplare tassidermizzato di elefante indiano esistente al mondo.