Una maratona di musica classica, nell’accogliente Family Room dell’Ospedale Niguarda di Milano
Fondazione Ronald McDonald apre le porte della confortevole Family Room dell’Ospedale Niguarda, per una maratona di musica classica. In un’atmosfera di serenità e condivisione, giornalisti, personale medico sanitario e ospiti della struttura hanno avuto modo di visitare gli spazi, applaudire il quintetto d’archi dei ‘Solisti D’Euterpe’ con ‘Aria in ospedale’ e degustare un delizioso buffet, offerto dagli infaticabili volontari dell’ Associazione.
Una grande famiglia, per le famiglie che stanno affrontando momenti difficili. Un caldo abbraccio, un momento di serenità, un sorriso, la gioia di poter restare insieme ai propri cari, condividendo le difficoltà con altri genitori.
Nella Family Room della Fondazione Ronald McDonald per l’infanzia, tutto questo è possibile. Un luogo prezioso ubicato nel cuore dell’ Ospedale Niguarda di Milano, collegato direttamente con i reparti di pediatria e di terapia intensiva neonatale. Uno spazio dove coloro che abitano distanti dalla struttura, possono soggiornare concedendosi una pausa durante il periodo di ospedalizzazione del loro bimbo, senza lasciarlo mai solo.
L’ingresso, che si affaccia direttamente in una grande location – 268 mq. tra soggiorno, cucina, angolo smart working, lavanderia, bagno e stanze da letto – è decorato con un bellissimo affresco del pittore Domenico Fazzari. “Abbiamo scoperto questo artista mentre stava realizzando un’opera all’interno dell’Ospedale” – racconta Laura Monica Panni, Project leader della Family Room.
“Ci conquistò subito, spiegandoci il suo concetto di ‘arte terapia’ all’interno dei reparti. Immagini dai colori caldi
per regalare ai degenti e alle loro famiglie un po’ di serenità, fuggendo dallo stereotipo della parete bianca e fredda di una clinica, per alleviare un po’ lo stress che vivono le mamme alle prese con un momento così delicato e difficile”. E aggiunge. “ I murales di Fazzari raccontano la natura. Per noi ha voluto disegnare un bosco, trasmettere una sensazione di assoluta libertà, e una grande quercia simbolo della vita e della speranza”.
“La nostra Fondazione” – spiega la Presidente Maria Chiara Roti – propone otto programmi in tutta Italia e offre oltre a un alloggio e un pasto caldo, il conforto a chi sta attraversando un momento della vita cosi complicato, come la malattia del proprio bambino. Oggi i nostri cuori si sono uniti. Abbiamo celebrato questa giornata con alcuni momenti musicali del quintetto d’archi ‘Solisti d’Euterpe’, carichi di una marcia in più: siamo appena rientrati da Roma, ricevuti in udienza privata da Papa Francesco grazie ad Assifero, Associazione italiana Fondazioni e Enti Filantropici. E’ stato un momento unico e prezioso.
E spiega: “Nella Capitale abbiamo due strutture ‘Casa Ronald McDonald Bellosguardo’ e ‘Casa Ronald
McDonald Palidoro’ che appoggia l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, l’ Ospedale del Papa. Abbiamo così scelto di incontrare il Santo Padre con alcune delle famiglie alloggiate da noi, e con chi per noi opera in prima linea. A Lui vengono offerti diversi doni e noi abbiamo scelto di portargli un oggetto veramente unico e molto particolare.
Nella Ronald Palidoro infatti, un tempo casa del clero, aveva alloggiato diverse volte Papa Giovanni Paolo II: per questo motivo abbiamo deciso di regalare al Pontefice la chiave originale della stanza numero 20, dove anni prima aveva dormito più volte Papa Wojtyla. La chiave in quanto ricordo, ma anche come simbolo di apertura nei confronti del prossimo. Provate a immaginare il Suo sguardo pieno di gioia e la mia incontenibile emozione, al momento della consegna!”.
Milano, 30 gennaio 2023
Testimonianza – Paola di Vimercate (MB), mamma del piccolo Francesco (10 mesi). – “Il mio bambino è nato qui all’ Ospedale Niguarda lo scorso 30 marzo, sano ma con un parto cesareo di urgenza. Il giorno dopo gli hanno riconosciuto una patologia rara, l’atresia esofagea ed è stato portato in terapia intensiva neonatale, seguito da un team meraviglioso.
Il mio cesareo aveva avuto complicanze e per sicurezza, pur non abitando lontano dalla struttura, venni alloggiata con il piccolo per venti giorni nella ‘Family’. Io e mio marito ci davamo il cambio, cercando di mantenere una sorta di quotidianità, cucinavamo, guardavamo la tv, lui ha avuto la possibilità di lavorare in smart working.
Abbiamo conosciuto altre famiglie, ho stretto amicizia con altre mamme. Nella difficoltà è stata un’ esperienza davvero positiva. Un grazie di cuore a tutti i volontari della Family Room, ci siamo sentiti davvero a casa.”
Sonja Annibaldi
Foto: Alessandro Ravezzani e Sonja Annibaldi (per immagini ingresso e Laura Panni)
