Dedicate alla linea di ricerca cellulare HUVEC (Human Umbilical Vein Endothelial Cells – Cellule endometriali della vena ombelicale umana) 
LAV: Una ricerca senza animali, veramente utile per l’uomo, è possibile

La LAV  sostiene concretamente i metodi di ricerca sostitutivi, e per questo ha scelto di finanziare lo sviluppo di protocolli sperimentali che sostituiscono l’attuale uso di animali, o parti di essi, nella ricerca. Seguendo questo impegno, questa mattina l’Associazione ha devoluto, nel corso di una conferenza stampa esplicativa del progetto, 20.000 euro all’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova, per la creazione di due borse di studio dedicate ad avviare la linea di ricerca cellulare HUVEC (Human Umbilical Vein Endothelial Cells – Cellule Endoteliali della vena ombelicale umana), utile per lo studio della formazione di nuovi vasi sanguigni (angiogenesi – che alimenta il cancro) e delle funzioni delle cellule endoteliali.

LAVLa banca cellule dell’IRCCS, azienda ospedaliera universitaria San Martino – Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova, è un punto di riferimento a livello nazionale per la fornitura ai ricercatori di cellule umane di qualità garantita. Una linea cellulare primaria molto utilizzata è proprio la HUVEC (Human umbilical vein endothelial cells – Cellule endoteliali della vena ombelicale umana). Le cellule, isolate dal cordone ombelicale di donne che lo abbiano volontariamente messo a disposizione della ricerca, possono essere utilizzate solo per pochissimi “passaggi”, rendendo quindi costantemente necessario produrne di nuove. Con l’aiuto della LAV la Banca cellule potrà attivare questo progetto e produrre, validare e distribuire una linea HUVEC, oltre a sostenere “una cultura della donazione dei tessuti” fondamentale per il coinvolgimento e la sensibilizzazione dei cittadini che devono essere protagonisti attivi di una nuova scienza.

Tale finanziamento, è reso possibile grazie al contributo dei tanti cittadini che hanno scelto di devolvere alla LAV il 5×1000, aiutando l’Associazione a fare ogni giorno passi in avanti per una ricerca etica, innovativa e utile per i cittadini.

Questa mattina all’IRCCS Azienda Ospedaliera Universitaria San Martino – IST – Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro (Genova), la LAV ha devoluto un contributo per 2 borse di studio dedicate alla ricerca cellulare Huvec, senza uso di animali.

Da sinistra: la dott. Barbara Parodi, il Dir. Generale Mauro Barbino, la biologa Michela Kuan (resp. LAV Vivisezione) e il dott. Paolo Strada.

“Queste due borse di studio sono l’ennesima dimostrazione che non solo è possibile, ma è doveroso fare una ricerca senza vivisezione – afferma la biologa Michela Kuan, responsabile LAV settore Vivisezione – Il ricorso a questo tipo di sperimentazioni presso un centro che lavora nell’ambito della ricerca sul cancro è fondamentale per mettere a disposizione della comunità scientifica campioni di tessuto tumorale, frammenti di tessuto vascolare, campioni di tessuto nervoso centrale e periferico, sangue e suoi derivati e cellule staminali. Tale accordo è la prova più concreta della reale applicazione dei metodi sperimentali che non fanno uso di animali, in risposta a chi ci attacca negando l’esistenza della ricerca senza animali che invece è una realtà all’avanguardia, scientificamente affidabile e indubbiamente utile”.

Le colture cellulari possono essere utilizzate in moltissime ricerche, infatti costituiscono il materiale di partenza per l’estrazione e la purificazione di proteine o acidi nucleici; in altri casi sono utilizzate per analizzare un particolare comportamento biologico (proliferazione, capacità di organizzare un particolare tessuto, proprietà adesive e migratorie, risposta immune) oppure possono anche essere usate per eseguire test diagnostici, per rigenerare in vitro tessuti o organi (cute, midollo emopoietico, osso, ecc.) e anche per uso terapeutico (terapia cellulare).

Oggi, purtroppo, molti animali vengono allevati e soppressi per fornire organi e tessuti su cui sperimentare; l’implementazione della disponibilità di colture umane permetterà una riduzione immediata del ricorso a quelle animali e l’ottimizzazione di protocolli di ricerca che non si basano su modelli innovativi ed etici innescando, anche, un cambiamento scientifico e culturale nell’approccio alla ricerca.

Genova non è un palcoscenico nuovo nell’impegno per i metodi di sperimentazione senza animali, infatti l’Università da tempo lavora fruttuosamente nelle tecniche in vitro e si impegna nella formazione di ricercatori e studenti tramite corsi tecnici e teorici sui metodi alternativi.

Il sostegno e l’implementazione dei metodi sostituivi è anche un passo fondamentale per contrastare la crisi finanziaria in Italia, offrire posti di lavoro in questo importante ambito della ricerca, tornando ad essere un Paese leader nella scienza internazionale.

Ricercatori, industria e cittadini devono avere consapevolezza dell’enorme spreco di denaro e perdita di tempo legata alla sperimentazione animale: un processo fallimentare e mai validato scientificamente, che uccide e tortura milioni di animali lasciando i malati senza una cura e nella sofferenza, illusi che una terapia possa arrivare da un settore che non vuole cambiare, come dimostrano le recenti statistiche ottenute da 13 grandi Big del settore farmaceutico che confermano il fallimento dei dati sperimentali sull’uomo in oltre il 95% dei casi, già nella prima fase clinica.*

*4. KMR Group Inc. Annual R&D General Metrics Study Highlights New Success Rate and Cycle Time Data CHICAGO, Illinois, August 8, 2012

LAVDalla sua fondazione nel 1977, si batte per mettere fine alla sperimentazione animale in quanto pratica anti-scientifica e mai validata, immorale, favorendo lo sviluppo e l’applicazione dei metodi di ricerca che non fanno ricorso ad animali, contro ogni forma di sfruttamento degli animali e per l’affermazione dei loro diritti. Fin dal 1993 la LAV ha garantito a studenti e ricercatori il diritto, riconosciuto dalla Legge 413/93, all’obiezione di coscienza alla sperimentazione animale: l’Italia è il primo Paese al mondo a garantire tale diritto. L’approvazione del Decreto Legislativo n. 26/2014 sulla sperimentazione animale in vigore dal 29 marzo 2014, che recepisce la Direttiva europea 63/2010, ha visto l’Associazione in prima linea per ottenere criteri maggiormente restrittivi rispetto al testo comunitario, vietando, in Italia:

LAV· l’allevamento di cani, gatti e primati destinati alla vivisezione;

· l’uso di scimmie antropomorfe, di cani e gatti randagi e di animali resi afoni;

· i test bellici;

· le esercitazioni su animali per la didattica, ad eccezione dei corsi universitari per la medicina veterinaria;

· i test per droghe, alcool, tabacco e per trapianti di organi tra specie diverse (dal 1°gennaio 2017);

· di riutilizzare animali in esperimenti con livello di dolore grave (dal 1° gennaio 2017).

Inoltre, saranno finalmente promossi e adottati metodi alternativi/sostitutivi alla vivisezione, grazie a un Fondo per il loro sviluppo.

La LAV ha denunciato le atrocità della vivisezione e salvato migliaia di animali, dalle decine di gatte riabilitate dopo terribili test, alle piccole scimmie uistitì accudite in un centro di recupero, fino ai 2.639 beagle salvati da Green Hill, l’allevamento di cani destinati alla vivisezione, di Montichiari (Brescia), al centro di un clamoroso caso giudiziario che ha portato i responsabili ad una condanna in primo grado. Grazie all’impegno di LAV e ECEAE (European Coalition to end animal experiments), dal 2013 è in vigore il divieto di sperimentare su animali, o importare, anche gli ingredienti dei cosmetici. Tuttavia in tutta l’UE conigli, cavie, ratti, topi e cani continuano a soffrire e morire per sperimentare la tossicità dei detergenti per la casa: la LAV è impegnata a livello Europeo per mettere fine anche a questi test.