Per “povertà sanitaria” si intende l’insufficienza del reddito nel far fronte alle spese necessarie a curarsi. Con tutta evidenza, quindi, si fa riferimento alle risorse necessarie a rispondere a tutti i bisogni di salute non coperti dal Servizio Sanitario Nazionale. Non a caso, dal Rapporto curato dalla Fondazione Banco Farmaceutico emerge che questa autentica emergenza sociale interessa in primo luogo i cittadini stranieri, che non beneficiano delle prestazioni offerte dal SSN. Eppure i dati parlano chiaro: anche una percentuale notevole di cittadini italiani è costretta a ricorrere alle organizzazioni non profit, evidentemente per trovare una risposta a quei basilari bisogni di cura che resterebbero tali – e quindi insoddisfatti – semplicemente a causa di un prezzo dei ticket, per farmaci e prestazioni, che risulta non più sostenibile per una fetta crescente di popolazione.

Il tema della povertà sanitaria sembra così incrociare, quasi con involontaria malizia storica, i principali nodi politico-strategici che l’attualità ci impone di sciogliere, destreggiandoci fra richieste di cura crescenti – dovute ai fenomeni migratori e all’aumento dell’età media della popolazione – e budget sanitari sempre più ridotti; ma anche affrontando a viso aperto, e senza le reticenze che sembrano attraversare il dibattito politico degli ultimi mesi, il grande tema dell’universalismo sanitario.

Da questo punto di vista, il Rapporto sulla povertà sanitaria del Banco Farmaceutico funge da campanello d’allarme: rivelatore dell’avanzare di una forma di indigenza che ferisce l’uomo nella sua integrità fisica, e quindi nella sua unità corporea e morale di persona, ma anche cartina al tornasole di una pericolosa ipocrisia che rischia di penetrare nelle logiche della nostra sanità, se non si trova al più presto una quadratura fra prestazioni minime e vincoli di bilancio. Il rischio concreto, diversamente, sarebbe quello di ammalarci tutti di un pericoloso strabismo, e continuare a discettare di universalità mentre le cure garantite in concreto si riducono, divenendo appannaggio di una minoranza.

Per queste ragioni, credo che il presente Rapporto sia il vero termometro della sanità italiana. Mediolanum Farmaceutici ne ha sostenuto la pubblicazione affinché un gran numero di responsabili della sanità lo utilizzi anche come barometro: per riconoscere negli indicatori del presente tutti i segni della “tempesta perfetta” – di cui il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità parla in una sua recente pubblicazione, assieme ad altri illustri autori – dalla quale tutti abbiamo la responsabilità di proteggere il nostro Servizio Sanitario Nazionale.

Banco Farmaceutico: nel 2015 aumentato il bisogno di Farmaci (+6,4%), sempre più italiani (+1,9%) non possono acquistare i medicinali
“Rapporto 2015, Donare per curare” a cura dell’Osservatorio sulla Donazione dei Farmaci

Cresce in Italia il bisogno di farmaci per i cittadini che non sono più in grado di acquistarli. Nel 2015, infatti, è aumentata del 6,4% la richiesta di farmaci da parte degli enti caritativi sostenuti dal Banco Farmaceutico e che ogni giorno aiutano anziani, famiglie ed immigrati in difficoltà economica.

Rispetto allo scorso anno rimane, quindi sostanzialmente invariato il numero complessivo di persone (405.423) che non posso acquistare un farmaco, ma aumenta la domanda di medicinali. Infatti, si è passati dalle 818 mila confezioni di medicinali richieste dagli enti nel 2014 alle 870.352 del 2015 (+6,4%).

Cambia inoltre la composizione: cresce, infatti, il numero di italiani in difficoltà 182.400 contro i 179 mila dell’anno passato (+1,9%), anche se gli stranieri restano maggioritari 222.982 (55%) contro i 230 mila dell’anno passato. In particolare tra gli italiani sono gli adulti tra i 18 e i 64 anni i maggiori beneficiari dei farmaci (58,2%), seguiti dagli over 65 (23,6%) e dai minori da 0 a 17 anni (18,2%).

Sono questi i dati dello studio dell’Osservatorio sulla Donazione dei Farmaci del Banco Farmaceutico Onlus, sostenuto da Mediolanum Farmaceutici e svolto in collaborazione con un comitato scientifico composto da: ACLI, Caritas Italiana, Ufficio per la Pastorale della Salute della C.E.I. e dall’U.N.I.T.A.L.S.I. (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali).

L’analisi, presentata quest’oggi presso l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), è stata elaborata a partire da un campione di 1.640 enti convenzionati con il Banco Farmaceutico dispensatori di farmaci e selezionati in base alla completezza ed alla qualità dei dati forniti.

Per dare particolare rilievo ad eventuali differenze territoriali nella dispensazione dei farmaci, gli Enti sono stati aggregati in tre sottogruppi in base alla loro collocazione geografica nel Nord, Centro e Sud (comprendente la porzione insulare) del Paese.

La suddivisione in fasce di età dell’intera popolazione, includendo quindi anche gli immigrati, mostra una situazione analoga a quella del 2014 per cui in tutte le aree geografiche gli assistiti sono prevalentemente adulti (59,3%), mentre sono meno numerosi i bambini (22%) e gli anziani (18,7%). I maschi, in particolare, rappresentano oltre il 60% del totale.

Gli stranieri sono originari soprattutto del Maghreb (26%) e dell’Europa Orientale (24,4%). Percentuali inferiori sono rappresentate da: Africa Sub-Sahariana (13,2%), America Centrale e Meridionale (7,8%), Asia Centro-Orientale e Medio Oriente (7,2%), Medio Oriente (2,7%), altra provenienza (3,7%).

È possibile analizzare il profilo farmaco-epidemiologico della popolazione assistita dalla rete Banco Farmaceutico su una intera annualità (2014) osservando le 1.276 dosi giornaliere di farmaci (DDD) dispensate dagli enti.

Le malattie respiratorie si confermano come le più frequentemente dichiarate dagli enti e presentano il maggior numero di dosi giornaliere dispensate (12,2 DDD/1000 pazienti/die). Seguono le malattie cardiovascolari (11 DDD) e gastrointestinali (8,7 DDD). Gli indigenti presentano dunque un profilo epidemiologico differente rispetto alla media della popolazione, dove la massima diffusione è delle patologie cardiovascolari.

C’è una geografia della salute dei poveri: al Nord prevalgono i farmaci per l’apparato respiratorio, al Centro quelli cardiovascolari, al Sud quelli gastrointestinali. Al Sud c’è la più elevata incidenza di malattie croniche.

Andando ad analizzare il bisogno di farmaci su base Regionale, si riscontra la maggior richiesta di medicinali in Lombardia (18,9%), Veneto (11,1%), Emilia Romagna (11,1%), Sicilia (9,1%) e Lazio (8,4%).

Circa la raccolta dei farmaci da parte del Banco Farmaceutico si riscontra anche quest’anno un forte aumento delle donazioni: quasi 1,4 milioni di confezioni nel solo I semestre 2015 (erano 915mila lo scorso anno).

Ma non tutti i canali di approvvigionamento funzionano allo stesso modo: si ferma la crescita della Giornata di Raccolta del Farmaco (GRF) con quasi 6.000 confezioni in meno, ma che nel 2015 ha raccolto comunque oltre 360 mila farmaci. La GRF è lo storico evento promosso ogni anno dal Banco Farmaceutico il secondo Sabato di Febbraio durante la quale i cittadini possono acquistare un farmaco di automedicazione nelle oltre tremilaseicento farmacie aderenti e donarlo al Banco Farmaceutico.

Cresce ancora in modo robusto la donazione da parte delle aziende farmaceutiche: nel I semestre 2015 sono state donate quasi 860mila confezioni. Erano 540mila nel I semestre 2014.

Diventa più robusto anche il canale del recupero farmaci validi, che raggiunge il 4% del totale del raccolto dal Banco Farmaceutico. Se nel I semestre 2014 erano state donate 15mila confezioni, nel 2015 si è già superata la quota di 49mila confezioni. Il progetto Farmaci Validi non scaduti è attivo nelle città di Milano, Roma, Varese, Torino,Monza e Brianza, Rimini, Mantova e Macerata e permette ai cittadini di donare i farmaci non utilizzati in corso di validità nelle farmacie che aderiscono al progetto.

Per sensibilizzare i cittadini sul tema della povertà sanitaria il Banco Farmaceutico ha realizzato una candid camera per cogliere le reazioni della gente comune nel vivere lo shock di chi non può permettersi l’acquisto di farmaci.

Roma, 26 novembre 2015