Il nuovo ureteroscopio digitale di Boston Scientific previene le contaminazioni ed elimina i costi di manutenzione, sterilizzazione e rigenerazione delle apparecchiature poliuso

Arriva anche in Italia, contemporaneamente al lancio negli Stati Uniti, LithoVue™, l’ureteroscopio digitale monouso per la diagnosi e il trattamento dei calcoli renali, dell’uretere e della vescica.

Grazie alla particolare flessibilità, il sistema consente infatti agli urologi di accedere, individuare ed eseguire procedure diagnostiche e terapeutiche nell’apparato renale e/o urinario di ogni paziente, con una visualizzazione digitale di altissima qualità e una “navigazione” estremamente accurata che permette di definire l’area da trattare con grande precisione.

Il nuovo sistema è stato messo a punto da Boston Scientific che ha di recente ampliato e potenziato il proprio know how in urologia con l’acquisizione di American Medical Systems (AMS) e di Starmedtec.

DUE - LITHOVUEIn Italia, la calcolosi renale è una delle principali cause di ricovero in ambito urologico, con 1,68 nuovi casi all’anno ogni 1.000 abitanti, 100.000 ricoveri ospedalieri e 38.000 interventi di “ureterolitotrissia endoscopica” ogni anno. La maggiore incidenza è nell’età compresa fra i 30 ed i 50 anni, con prevalenza del 10% negli uomini e del 6% nelle donne.

La nuova soluzione monouso si colloca nel contesto di un Sistema Sanitario che, come più volte ribadito dall’Associazione di categoria Assobiomedica: ”è addirittura sottofinanziato e l’unica strada possibile è renderlo più efficiente con interventi mirati.

Le recenti politiche di riduzione della spesa sanitaria, con l’obiettivo di standardizzare gli acquisti di tecnologie sanitarie al massimo ribasso, hanno drammaticamente diminuito la qualità del servizio, nonostante la possibilità di garantire produttività, qualità e sicurezza attraverso l’uso appropriato delle innovazioni tecnologiche”. E, sempre Assobiomedica: “l’introduzione di tecnologie innovative è una via importante per ottimizzare le risorse destinate alla Sanità, grazie al miglioramento dell’efficacia diagnostica e terapeutica e, con essa, delle aspettative e qualità di vita dei pazienti”.

In questa prospettiva, l’utilizzo di prodotti monouso (“un nuovo ureteroscopio per ogni paziente”) si propone come una soluzione avanzata che coniuga qualità, sicurezza e risparmi. Basti pensare che gli ureteroscopi pluriuso richiedono, in media, interventi di riparazione dopo neppure 12 utilizzi, con un costo per ogni riparazione di circa € 4.708. I ritardi nell’effettuazione di molte procedure sono spesso causati da interventi di riparazione o rigenerazione degli strumenti e comportano, in media, un costo per l’Ospedale di circa € 740 per intervento. Infine, la formula monouso semplifica notevolmente l’iter burocratico nell’Ospedale, con risparmio di tempi e costi.

Esprimono la loro soddisfazione per l’arrivo della tecnologia digitale monouso nel nostro Paese due noti urologi italiani che hanno già provato il nuovo strumento.

Il Dr. Guido Giusti dell’Ospedale San Raffaele Turro di Milano afferma: “E’ stata un’esperienza molto positiva; fin dal primo utilizzo mi sono sentito a mio agio e ho potuto ripetere tutte le fasi tipiche dell’intervento di ureterorenoscopia flessibile, con analoghi risultati di “stone-free” degli strumenti digitali pluriuso, ma con una immagine ben superiore a quella dei tradizionali sistemi a fibre ottiche”. Aggiunge: “Per il chirurgo, il vantaggio del monouso è quello di operare sempre con lo strumento nuovo e, quindi, al massimo della performance, cosa che non sempre capita con gli strumenti tradizionali.

I dati scientifici dimostrano come gli strumenti pluriuso abbiano una durata variabile tra i 5 e i 20 casi, e succede spesso che il chirurgo debba lavorare in condizioni di visibilità non ideali e, talvolta, addirittura interrompere la procedura perché lo strumento si rompe”. Sottolinea ancora: “Collegato alla calcolosi urinaria c’è un grave problema determinato dalle infezioni urinarie, spesso da batteri multi-resistenti. L’incidenza di tali infezioni è in crescita anche perché i pazienti sono spesso soggetti a lunghe liste d’attesa, favorendone così il loro sviluppo”. “L’avvento di questo nuovo strumento” – conclude – “renderà la tecnologia disponibile e patrimonio della gran parte dei reparti urologici italiani – cosa per cui mi batto da anni – perché, come diceva Henry Ford, il progresso è tale solo quando è per tutti“.

A sua volta, il Dr. Marco Scoffone dell’Ospedale Cottolengo di Torino afferma: “Lo strumento flessibile digitale monouso si è rivelato essere di altissima qualità. La sensazione che si ha utilizzando questo strumento è la possibilità di poterlo impiegare molto più a lungo, magari sottoponendolo a “sforzi” maggiori nel trattare calcolosi anche di dimensioni superiori allo standard, senza timore di rompere l’ureteroscopio”. Aggiunge: “attualmente la tecnologia più utilizzata in Italia è l’ureteroscopia a fibre ottiche. Questa, dal punto di vista della qualità dell’immagine, è decisamente inferiore alla visione fornita dal digitale. Uno strumento a costo non elevatissimo che permette una visione di tipo digitale è un notevole miglioramento per la qualità di cura offerta al paziente, arrivando ad analoghi risultati in termini di stone-free rate degli strumenti già in commercio”. Infine conclude: “nella attuale situazione di spending review si devono ottimizzare le prestazioni, quindi – come per tutte le spese – devono essere presi in considerazione molti fattori, incluso il fatto che in un reparto con elevata casistica ureteroscopica l’acquisto di determinate tecnologie permetterebbe non solo di incrementare la qualità di ogni prestazione, ma anche di risparmiare”.

Boston Scientific trasforma vite mediante soluzioni mediche innovative che migliorano la salute dei pazienti in tutto il mondo. In qualità di azienda leader a livello mondiale nel settore della tecnologia medica da più di 35 anni, facciamo progredire la scienza per la vita offrendo un’ampia gamma di soluzioni ad alte prestazioni che soddisfano le esigenze irrisolte dei pazienti e riducono la spesa sanitaria.

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Milano, 24 marzo 2016