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Le imprese dei dispositivi medici, un confronto per il futuro della sanità

Le imprese dei dispositivi medici, un confronto per il futuro della sanità

Annamaria Parente, Presidente della Commissione Sanità del Senato: “Investiamo su diagnostica, fondamentale colmare gap tra Nord e Sud”

I rappresentanti delle imprese dei dispositivi medici sono stati ricevuti, in data odierna, dalla Presidente della Commissione Sanità del Senato Annamaria Parente, presso il Senato della Repubblica in Sala Caduti di Nassirya. Obiettivo dell’incontro “Le imprese dei dispositivi medici per la diagnostica. Un confronto per il futuro della sanità” promosso in collaborazione con Motore Sanità, è stato fare il punto sulle sfide e le criticità di questo complesso periodo.

Tra i presenti Fernanda Gellona, Direttore Generale di Confindustria Dispositivi Medici, che ha avanzato queste proposte: “Rifinanziare la salute, abolire i tetti di spesa e il payback, eliminare la tassa dello 0.75% sui fatturati delle nostre imprese, attivare un piano nazionale di Health Technology Assessment (HTA), ridefinire i livelli essenziali di assistenza (LEA) sulla base dei percorsi diagnostici terapeutici assistenziali.

È il momento di definire un sistema di governance che garantisca un controllo della spesa non penalizzando il tessuto industriale italiano, l’innovazione e i servizi al cittadino. Parliamo di un settore imprenditoriale che conta in Italia 4.546 imprese e occupa 112.534 addetti. Meccanismi come il payback rendono paradossalmente debitrici le aziende penalizzando ricerca e sviluppo, bloccando l’innovazione e frenando un tessuto industriale fondamentale tanto per la salute economica del Paese quanto per quella dei suoi cittadini.

Mettere in capo alle imprese fornitrici una parte degli sforamenti dei limiti di spesa, fissati dalle stesse regioni, non considerando gli attuali bisogni di salute dei cittadini significa trasferire la responsabilità della corretta gestione della spesa pubblica a soggetti privati, quali le imprese”. 

“Le aziende della diagnostica in vitro”, ha dichiarato Katia Accorsi, Presidente dell’Associazione che rappresenta le imprese della diagnostica in vitro in Confindustria Dispositivi Medici, “stanno operando su un territorio a forte rischio sistemico, che ha visto le proprie fondamenta scuotersi in occasione della pandemia da Covid-19 e che continua a essere tormentato da nuovi eventi geopolitici come la crisi tra la Russia e il mondo Occidentale.

I mercati delle materie prime e dei semilavorati vivono da mesi un periodo di tumulti e alta volatilità, e le imprese del settore hanno dovuto ormai imparare a convivere con aumenti indesiderati dei costi di produzione e con difficoltà di approvvigionamento. Non dobbiamo poi dimenticare il ruolo centrale che hanno avuto le aziende della diagnostica allo scoppio della pandemia per lo sviluppo della diagnostica Covid in tempi record: sierologici, antigenici, self test e tamponi molecolari di ultima generazione.

Ma la nostra industria è fondamentale non solo in tempi di emergenza: i risultati dei test diagnostici in vitro sono in grado di influenzare fino al 70% delle decisioni cliniche, pur rappresentando solo circa l’1,2% della spesa sanitaria.  Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è la grande occasione che il nostro sistema sanitario ha di fronte per superare le fragilità emerse durante la crisi sanitaria e progettare la sanità del futuro, facendo tesoro delle criticità che il sistema ha mostrato. Ci auguriamo che il PNNR rappresenti l’opportunità per mettere al centro la diagnostica nella gestione del paziente e della sua patologia con una strategia e una visione di lungo termine”.

“Dopo lo tsunami Covid, che ha travolto una sanità già gravata da storiche criticità, dobbiamo affrontare il problema delle liste d’attesa”, ha commentato la Senatrice Annamaria Parente. “È assurdo dover attendere mesi o addirittura anni per una mammografia, un’ecografia o una tac. La malattia non aspetta, corre veloce. La tragica esperienza della pandemia ci ha insegnato che investire sulla salute è fondamentale. Non dobbiamo più farci trovare impreparati davanti alle emergenze.

Non deve più accadere che in caso di nuovi picchi di contagio o nuove epidemie si blocchi di nuovo tutta la sanità e vengano sospese le cure delle altre malattie. È necessario cambiare subito marcia, e bisogna iniziare dalla diagnostica. Il nostro Servizio sanitario ha il dovere di rendere il più rapido possibile l’accesso agli esami diagnostici a tutti i cittadini. E deve farlo in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.

Non devono più esserci differenze tra nord e sud. È inaccettabile che un cittadino meridionale debba ‘emigrare’ in un’altra regione per poter fare una Pet, esame fondamentale per la diagnosi dei tumori, solo perché nella sua non ci sono abbastanza macchinari e i tempi d’attesa sono lunghissimi. Bisogna dotare tutti gli ospedali degli strumenti diagnostici di cui c’è bisogno sul territorio e di personale adeguato. Solo così si garantisce veramente ai cittadini il diritto di curarsi e si fa prevenzione”.