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Innovazione e Ricerca, col PNRR svolta storica. La sfida dei centri nazionali: sfruttare l’occasione ora, costruire stabilità per domani

Innovazione e Ricerca, col PNRR svolta storica. La sfida dei centri nazionali: sfruttare l’occasione ora, costruire stabilità per domani

La ricerca scientifica italiana vive una svolta storica, alla vigilia dello slancio che il PNRR assicura attraverso il finanziamento di 5 centri nazionali di ricerca. I responsabili di 3 dei 5 Centri nazionali, riuniti alla Reggia di Portici in occasione del XVI Congresso FISV, sono concordi su obiettivi da raggiungere e sfide da affrontare. Di fatto la ricerca scientifica italiana ha una grande occasione e non deve sprecarla, in gioco ci sono sviluppo e innovazione del Paese, ma anche il futuro della ricerca italiana.

Tanti i ricercatori che verranno impiegati e tanti i progetti di ricerca che vedranno la luce, ma i fondi vanno utilizzati velocemente. Ecco perché non bisogna fermarsi al presente: i centri saranno attivi per 3 anni, con finanziamenti che si aggirano sui 320 milioni di euro ciascuno, dopodiché dovranno autosostenersi. Il professor Danilo Porro: «Sarà la proprietà intellettuale a garantire il mantenimento e la stabilità dei centri.»

La Tavola Rotonda dal titolo “Nuove opportunità per la ricerca italiana” si è svolta nel contesto del XVI Congresso della Federazione Italiana Scienze della Vita – FISV, che riunisce 20 società scientifiche e rappresenta attualmente circa 10 mila ricercatori italiani. Il destino della ricerca scientifica è un tema di primaria importanza non solo per gli oltre 600 partecipanti al XVI Congresso, ma per tutti gli scienziati e i ricercatori italiani.

Protagonisti della Tavola Rotonda il Responsabile del Centro Nazionale per le Tecnologie dell’Agricoltura AGRITECH e Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Matteo Lorito, il Responsabile del Centro per la biodiversità Danilo Porro e il Responsabile del Centro Nazionale di Ricerca “Sviluppo di terapia genica e farmaci con tecnologia a RNA” Rosario Rizzuto.

Al di là dei diversi intenti e delle specificità dei tre centri, l’organizzazione è la stessa per tutti e le fasi di costruzione del progetto vengono portate avanti in maniera coordinata in modo da assicurare un modello condiviso ed uniforme di sviluppo.

Tutti i centri nazionali fanno capo ad un hub che è capofila della Fondazione che si occupa di gestire i finanziamenti. Gli obiettivi vengono perseguiti attraverso il lavoro di “subcentri” chiamati spoke distribuiti sul territorio e composti da soggetti di varia natura tra Università, centri di ricerca pubblici e privati, enti di ricerca, grandi aziende di settore, gruppi bancari. Tutti insieme per costruire una rete che, da una parte, faciliti e acceleri la ricerca, dall’altra sia in grado di assicurare lo sviluppo pratico delle idee e il loro posizionamento sul mercato.

Il Centro Nazionale per le Tecnologie dell’Agricoltura AGRITECH crea un sistema di riferimento per la ricerca nel settore delle tecnologie applicabili al settore agrifood e costituisce un referente di alto livello qualitativo per le aziende che hanno bisogno di nuove tecnologie di settore. La Fondazione Agritech, che raccoglie 51 soggetti di rilevanza nazionale e muove i primi passi proprio a settembre, è costituita da un hub coordinato dall’Università degli Studi di Napoli e 9 spoke sul territorio (3 al nord, 3 al centro e 3 al sud), al lavoro sui temi di produzione agricola, economia circolare, recupero delle aree marginali, tracciabilità della filiera di produzione e recupero degli scarti. La ricaduta attesa si esprimerà in un aumento della competitività e del PIL del settore, nonché nell’introduzione accelerata nel settore industriale di nuove tecnologie in grado di aumentare la sostenibilità ambientale e il livello di qualità e sicurezza dei prodotti agroalimentari.

Il Centro Nazionale di Ricerca “Sviluppo di terapia genica e farmaci con tecnologia a RNA”, guidato dall’Università di Padova, coinvolge 49 soggetti tra atenei, enti pubblici e privati di ricerca, imprese ed è finalizzato allo sviluppo di terapia genica e di farmaci con tecnologia a RNA. Tra gli obiettivi, ci sono la terapia genica applicata alla cura del cancro e delle malattie ereditarie, per aprire quindi concretamente la strada della medicina personalizzata. In particolare, si lavorerà su 5 grandi gruppi di malattie: cancro, malattie metaboliche e cardiovascolari, malattie infettive e infiammatorie, malattie neurodegenerative, malattie genetiche.

«La prospettiva è potenziare la ricerca sulla medicina traslazionale, che parte dalla ricerca fondamentale e permette a questa ricerca di impegnarsi nella direzione di concezione e sviluppo di nuovi farmaci – spiega il professor Rosario Rizzuto – Non basta fare buona scienza, dobbiamo arrivare allo sviluppo di nuovi farmaci. Ecco perché questo progetto ha un grande valore economico e sociale.»

Il Centro Nazionale per la Biodiversità, il cui hub è costituito dal Consiglio Nazionale delle Ricerche di Palermo, coordina 8 spoke e promuove lo sviluppo di soluzioni per monitorare, preservare e ripristinare la biodiversità.

Si parte da un dato di fatto: «l’uomo costituisce appena lo 0,1% degli esseri viventi del pianeta – spiega il professor Danilo Porro – ed è stato in grado di alterare il 75% delle terre e il 66% degli ambienti marini.»

Si lavorerà, quindi, per proteggere e ripristinare gli ecosistemi marini, costieri e terrestri attraverso un approccio multidisciplinare allo scopo di individuare strategie che possano limitare l’impatto antropico, gli effetti dei cambiamenti climatici e supportare gli ecosistemi, oltre a supportare le attività di ricerca e innovazione per la valorizzazione della biodiversità attraverso processi di economia circolare e di restoration economy, capaci di tutelare le risorse ambientali e assicurare il benessere della persona.

Cruciale, a questo punto, la capacità di auto-mantenimento dei centri. Tutti i centri, infatti, saranno attivi per 3 anni e poi dovranno autosostenersi, come ha ricordato il professor Matteo Lorito: «La funzione delle fondazioni, che per statuto hanno durata illimitata, è portare i prodotti sul mercato, per creare centri nazionali stabili che durino nel tempo. La fondazione AGRITECH dovrà essere in grado di portare avanti i 200 ricercatori che assumeremo.»

«Questo sarà possibile grazie a una corretta protezione della proprietà intellettuale delle idee sviluppate all’interno del centro – aggiunge il professor Porro – i centri sopravviveranno grazie alla proprietà intellettuale.» E, sulla gestione dei finanziamenti: «Dobbiamo vigilare perché i soldi siano spesi bene rispondendo agli obiettivi e producendo buona scienza traslazionale – precisa il professor Rizzuto –  e vigilare sulla rendicontazione dei progetti, che è complessa.»