Giornata Mondiale della Salute Mentale: le aziende dovrebbero contribuire a ridurre le cause dello stress correlato al lavoro. Ecco come
Passiamo la maggior parte del nostro tempo al lavoro, che gioca dunque un ruolo rilevante sul nostro stato di salute psico-fisico.
Un ambiente di lavoro sano e accogliente favorisce la salute mentale, consentendo alle persone di lavorare meglio.
Proteggere e promuovere la salute mentale sul lavoro è una responsabilità delle aziende. Come cominciare? Dando alla propria forza lavoro strumenti per gestire lo stress: single tasking, ascolto delle emozioni e mindfulness.
di Alisia Galli, Psicologa Clinica e Leader Pillar Mentale di Fitprime
I nostri posteri forse studieranno sui libri di storia la nostra epoca come l’Era dello Stress, il male del nostro secolo. 301 milioni di persone nel mondo soffrivano di ansia già nel 2019 e il 15% dei lavoratori aveva disturbi mentali (fonte: Mental Health at Work della World Health Organization). Il lavoro può essere infatti un fattore protettivo per la salute mentale, ma può anche contribuire negativamente, comportando danni. Alle persone, alle aziende, alla società e all’economia.
A livello globale, il 50% del costo sociale delle condizioni di salute mentale deriva da costi indiretti, tra cui la ridotta produttività lavorativa, assenze, assistenza sanitaria. Ogni anno, la WHO stima che vengano persi 12 miliardi di dollari a causa di depressione e ansia. Dalla relazione dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro di qualche anno fa emergeva già come il costo economico dello stress legato all’attività lavorativa in Europa fosse pari a 20 miliardi di euro all’anno.
Gli effetti dello stress da lavoro sulla salute mentale
Ma non sono solo economiche le conseguenze dello stress, che è soprattutto la causa di molti problemi di salute mentale. Lo stress legato all’attività lavorativa, che si manifesta quando le richieste superano le proprie possibilità, rappresenta la seconda malattia professionale più diffusa nell’Unione Europea dopo i problemi posturali. In Europa ne è affetto un lavoratore su quattro e le donne sono le più colpite. E ancora di più sono colpiti i giovani. Secondo l’edizione 2023 dell’indagine di Cigna International Health su quasi 12mila lavoratori in tutto il mondo, il 91% di età compresa tra 18 e 24 anni dichiara di essere stressato, rispetto a una media generale che si attesta all’84%.
A pochi giorni dalla Giornata Mondiale della Salute Mentale è importante portare l’attenzione non solo sulle ragioni o sui meccanismi mentali che possono farci vivere male le ore passate in ufficio con i colleghi, generando ansia e stress, ma anche sulle possibili soluzioni, per curare, ma ancora di più per prevenire. E le aziende nella prevenzione giocano un ruolo fondamentale.
Un lavoro dignitoso non solo garantisce un reddito, ma influisce positivamente sulla salute mentale delle persone. Il lavoro aiuta a creare una routine giornaliera, a costruire relazioni e genera sentimenti di appagamento e realizzazione. Inoltre, ambienti di lavoro sicuri e sani migliorano le prestazioni lavorative e la produttività delle persone, le rendono più “affezionate” all’azienda e permettono di ridurre al minimo le tensioni e i conflitti.
Un ambiente di lavoro inadeguato, invece, può essere fonti di stress e rappresentare un rischio per la salute mentale.
Il costo dello stress sul lavoro: cosa possono fare le aziende?
Lo stress, come si diceva, ha costi significativi sia per le aziende sia per le economie nazionali. In un sondaggio che Ipsos ha condotto per il World Economic Forum in 30 Paesi all’indomani della pandemia risultava evidente come per almeno la metà della popolazione fosse aumentato il livello generale di stress e preoccupazione. E uno studio condotto con l’Università di Sidney si stima che il costo della perdita di produttività legato all’aumento dello stress tra il 2020 e il 2025 sarà di 114 miliardi di dollari.
Allora cosa possono fare le aziende? Prevenire, prendendo coscienza dello stato di fatto e di queste tematiche e promuovendo un ambiente di lavoro sano ovvero promuovendo il wellbeing. Non basta più creare uffici a misura degli utenti, con spazi dinamici e flessibili, perché l’ufficio è ormai uno spazio esteso e non necessariamente solo fisico.
Negli ultimi anni aziende e lavoratori hanno cercato di bilanciare gli equilibri tra vita privata e quella lavorativa, ma la verità è che il lavoro occupa la maggior parte delle ore della giornata di quasi tutti noi: non si può pensare che l’ambiente di lavoro (le mansioni, le consegne, il capo, i colleghi, etc.) non abbia un impatto su di noi.
Uno degli obiettivi prioritari per chi lavora è la tensione al wellbeing, un concetto di benessere che spazia dalla sfera sociale, a quella finanziaria e professionale fino all’aspetto psico-fisico. Tuttavia, se i benefici di questo approccio per i dipendenti sono più intelligibili, quelli per l’organizzazione non sono immediatamente percettibili e questa difficoltà di lettura può portare in alcuni casi a sottovalutare politiche strategiche di wellbeing.
Politiche che, però, hanno già dimostrato di funzionare: nel primo Osservatorio di Fitprime, Wellbeing & Corporate, nato per misurare il benessere – sia nella dimensione aziendale sia in quella individuale e sociale – dei lavoratori cui vengono offerti programmi di wellbeing che possono includere, oltre ad abbonamenti agevolati a palestre e centri sportivi, anche sedute con nutrizionisti o con psicoterapeuti, è emerso che chi ne usufruisce non solo inizia a fare sport provando un maggiore benessere generale (86,1%), una riduzione dello stress (56,1%) e un miglioramento della propria performance lavorativa (13%) ma inizia a riscontrare anche un miglioramento dell’attenzione verso aspetti psicologici. Il 50,8% delle persone dichiara di prendersi cura del proprio benessere mentale, anche se non si affida a uno psicologo.
Tre azioni concrete per aiutare le persone a ridurre lo stress sul lavoro
In questo particolare periodo dell’anno molte delle grandi aziende con cui collaboriamo avviano campagne di prevenzione per aiutare i propri dipendenti a ridurre ansia e stress sul posto di lavoro al fine di promuovere un ambiente lavorativo più sano. Su cosa puntano? Single tasking, mindfulness e ascolto delle emozioni.
Single Tasking. In un’epoca che ci sprona al multi-tasking, è giunto il momento di tessere le lodi al suo opposto, il single tasking, che vuole dire focalizzarsi su un’attività per volta, senza lasciarsi prendere dalla tentazione e dalla superficialità del fare tante cose insieme, puntando alla qualità e non alla rapidità.
Facendo una cosa alla volta, si raggiungono risultati migliori e in meno tempo. Passare da un compito all’altro ci fa, invece, ingannevolmente pensare di poter portare avanti tanti compiti, senza lasciare indietro nulla, ma in realtà ogni volta che ci interrompiamo per fare qualcosa di nuovo il nostro cervello ha bisogno di tempo per ritrovare la concentrazione.
Il mio consiglio pratico
Per contrastare la nostra tendenza al multi-tasking, faremo attenzione a riconoscere se e quando stiamo iniziando un’attività senza aver terminato la precedente o se stiamo saltando da un’attività all’altra, cercheremo di notare quando veniamo distratti e da cosa (in generale dovremmo eliminare il più possibile gli stimoli emotivi e sensoriali) e infine impareremo a concederci una pausa ogni volta che la concentrazione cala, aiutandoci a tornare focalizzati sulle nostre priorità.
Mindfulness. La mindfulness di cui sentiamo parlare molto è una pratica che fonde alcuni principi della psicoterapia con tecniche di meditazione orientale, utili a migliorare la qualità della propria vita personale e professionale. La mindfulness è uno stato della mente che porta a uno stato di consapevolezza, portando intenzionalmente l’attenzione al momento presente in maniera non giudicante e gentile.
Si può praticare in maniera formale prendendosi 10 minuti per stare a contatto con i propri pensieri, portando l’attenzione al proprio respiro. In ufficio la mindfulness diventa brain training, ossia un allenamento per imparare a riconoscere lo spazio tra lo stimolo attivante (una consegna imminente, un capo che incute timore e così via) e la nostra risposta/reazione, per imparare a diventare più consapevoli dei nostri schemi di pensiero. Se notiamo che ogni volta che il collega si lamenta, ci innervosiamo e perdiamo la concentrazione, potremo essere più pronti la volta successiva e prevenire la nostra reazione.
Il mio consiglio pratico
Un esercizio usato dalla mindfulness è chiamato “S.T.O.P.”, acronimo inglese che riunisce le quattro indicazioni per entrare in contatto con il momento presente. Stop: stacca da ciò che stai facendo; take a few deep breaths: fai alcuni respiri profondi; observe: osserva ciò che stai sperimentando in questo momento, inclusi pensieri, emozioni e sensazioni fisiche; proceed: riprendi il lavoro con la nuova consapevolezza che hai raggiunto.
Ascolto delle emozioni. Un’altra falsa credenza sul lavoro riguarda le emozioni. Ci hanno sempre detto di lasciarle fuori dall’ufficio, ma non è possibile. Non possiamo come essere umani non provare emozioni e anzi cercare di sopprimerle può solo causare problemi. Bisogna praticare l’ascolto delle emozioni, che invece sono nostre grandi alleate, per avere più risorse.
Possiamo considerare le nostre emozioni come delle bussole che ci indicano la strada da seguire e le decisioni da prendere. In questo senso bisogna anche imparare a riconoscere che lo stress è un campanello di allarme, come ogni sensazione fisica: non va ignorato né dobbiamo preoccuparci solo di eliminarlo, ma piuttosto va ascoltato, dicendosi “Perché sono in ansia? E cosa potrebbe aiutarmi a non provarla?”.
Il mio consiglio pratico
Rispetto alle emozioni, alla necessità di diventare più tolleranti verso di esse, dobbiamo semplicemente accettare ciò che non possiamo cambiare, perché è l’unico modo per sentirsi davvero liberi.