Covid-19: impatto di lockdown e vaccini è stato determinante.
14,7 milioni di casi in Italia, 160 mila morti, 572 mila casi ricoverati in ospedale. Questa la fotografia della pandemia di Covid-19 in Italia. Al 14° Forum Nazionale Pharma, a Roma fino all’8 aprile, Anna Teresa Palamara: « L’impatto della pandemia è stato elevato sulla società, sui giovani, sulla vita scolastica. Abbiamo il dovere di riflettere e verificare eventuali errori per il futuro ».
Anna Teresa Palamara, Direttore del Dipartimento di Malattie Infettive, Istituto Superiore di Sanità, è intervenuta al 14° Forum Pharma organizzato dalla Società Italiana di Farmacologia con la Lettura Magistrale “Impatto di vaccini e di misure di Sanità Pubblica sulla pandemia”.
La sua è stata una riflessione a tutto tondo sulla pandemia di Covid-19, dall’impatto delle misure e dei vaccini nel controllo dell’infezione fino alla possibilità di prevedere l’emersione di un nuovo virus, ed eradicarlo in modo definitivo.
«L’impatto del lockdown decretato l’11 marzo del 2020 è stato stimato da uno studio pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità – spiega Palamara. – Il lockdown ha riportato la trasmissibilità sotto la soglia epidemica (l’indice Rt sotto 1) e questo ha contribuito a salvare molte vite. Quando la curva dei casi è scesa, ad aprile e maggio, si è cominciato a ragionare su come fornire allerte attendibili nel caso fosse aumentato il rischio di una epidemia non controllata e non gestibile a livello regionale. In collaborazione con il Ministero della Salute e le Regioni/PA abbiamo definito un algoritmo di rischio, adattando una metodologia internazionale ed utilizzando indicatori epidemiologici e eventi catturati dal network italiano di epidemic intelligence, che ha consentito di calcolare ogni settimana il livello di rischio. Questo è stato uno dei parametri che tra novembre 2020 e maggio 2021 ha definito le zone ‘colore’ a cui erano associate diverse misure di mitigazione epidemica. I nostri studi hanno dimostrato come di questo approccio abbia permesso di portare la trasmissione al di sotto della soglia epidemica e ridurre il numero di ricoveri ospedalieri ».
Oggi che oltre l’86% degli ultrasettantenni è vaccinato contro SARS-CoV-2 e ha ricevuto la terza dose, si tirano le somme anche sull’efficacia del vaccino: «I dati parlano da soli, c’è stata una forte diminuzione del rischio di esiti gravi della malattia, oggi abbiamo molti casi di infezione ma si è fortemente ridotto il numero di persone con infezione da SARS-CoV-2 che vengono ricoverate in ospedale, questo è particolarmente evidente se confrontiamo i dati attuali con quelli raccolti nel 2020-2021. Usando un vaccino progettato contro il virus originale, nel periodo 3 gennaio – 27 marzo 2022, abbiamo osservato un’efficacia superiore al 90% nel prevenire una malattia severa da SARS-CoV-2 nei soggetti vaccinati con ciclo completo e con dose aggiuntiva/booster di età pari o superiore a 60 anni ».Abbiamo ora bisogno di rafforzare la nostra capacità di early warning e indagine nei confronti di nuovi patogeni emergenti a potenziale pandemico, rafforzare la sorveglianza epidemiologica e microbiologica in ambito umano, animale e ambientale, creare reti di sorveglianza clinica, in grado di identificare e segnalare cluster inusuali/inattesi di malattie infettive con caratteristiche cliniche di gravità, così come reti di farmacologia clinica per condividere dati di efficacia sul campo di nuovi farmaci. La ricerca inoltre ha avuto un ruolo fondamentale nel fornire strumenti per uscire dalla pandemia, promuoverla è una assicurazione sul nostro futuro.
Roma, 6 aprile 2022