Primo tavolo del progetto “Make RLT reality” in Lombardia
La comunità scientifica chiede strategie per ottimizzare l’accesso alla diagnostica, propedeutica alla terapia con radioligandi (RLT) al fine di facilitare la presa in carico dei pazienti.
La terapia con radioligandi ad oggi in Lombardia è disponibile in un numero di centri che potrebbe non essere sufficiente per accogliere le richieste di tutti i pazienti. Le risorse umane e tecnologiche attuali dovrebbero essere incrementate al fine di garantire un appropriato accesso a questa terapia.
E’ questo il quadro emerso nel corso del primo, degli otto tavoli tecnici, organizzato in Lombardia all’interno di “Make RLT reality”, il progetto realizzato da Advanced Accelerator Applications – AdAcAp, azienda parte del gruppo Gruppo Novartis, in collaborazione con Edra S.p.A. All’incontro hanno partecipato, Francesco Bertagna, Direttore Medicina Nucleare, Spedali Civili, Brescia; Carlo Borghetti, Consigliere Regionale e Componente Commissione Sanità; Francesco Ceci, Direttore Medicina Nucleare, Istituto Europeo di Oncologia, Milano; Arturo Chiti, Direttore Medicina Nucleare, Ospedale San Raffaele, Milano; Paola Anna Erba, Direttore Medicina Nucleare, Ospedale ASST Papa Giovanni XXIII, Bergamo; Vito Ladisa, Direttore Farmacia Ospedaliera, Istituto Nazionale dei Tumori, Milano; Carlo Nicora, Direttore Generale Istituto Nazionale dei Tumori, Milano.
E poi il Vicepresidente FIASO, Franco Nolè, Direttore Oncologia Medica Urogenitale e Cervico Facciale, IEO, Milano; – Coordinatore AIOM Lombardia, Emanuela Omodeo Salè, Direttore Farmacia Ospedaliera IEO e Istituto Cardiologico Monzino di Milano – Direttivo SIFO, Giovanna Pepe, Direttore Medicina Nucleare, Policlinico San Matteo, Pavia – Delegato AIMN Lombardia, Marcello Rodari, Direttore Medicina Nucleare, Humanitas, Rozzano, Claudio Rossetti, Direttore Medicina Nucleare Ospedale Niguarda, Milano – coordinatore Dipartimento Interaziendale di Medicina Nucleare.
“Il sistema sanitario nazionale oggi vede distribuite sul territorio 106 medicine nucleari di cui 47 sono dotate di stanze per la degenza. Trentaquattro sono attive per la somministrazione della RLT – ha spiegato nel corso dell’incontro Arturo Chiti, il direttore di Medicina Nucleare dell’Ospedale San Raffaele di Milano – 13 sono tecnicamente in grado di eseguire la RLT ma per diverse ragioni non hanno ancora iniziato. Le rimanenti medicine nucleari possono contribuire alla selezione dei pazienti erogando prestazioni diagnostiche.
I dati relativi alla situazione delle Medicine nucleari della Lombardia sono sicuramente in evoluzione – ha precisato Chiti – e l’offerta migliorerà soprattutto dal punto di vista delle attrezzature e della gestione delle risorse umane. Sarebbe auspicabile che tutte le macchine esistenti lavorassero a pieno regime, al massimo della loro efficienza, e che venissero strutturati gruppi multidisciplinari in tutti i centri lombardi”.
I dati epidemiologici disponibili indicano che in regione Lombardia ci siano circa 1000 pazienti all’anno affetti da tumore alla prostata che potrebbero beneficiare della RLT secondo indicazione – ha precisato Arturo Chiti. A questi si aggiungono circa 600 pazienti all’anno affetti da tumori neuro endocrini. Sebbene questi dati lascino pensare che sarà necessario un ampliamento di risorse – ha aggiunto Chiti – è anche importante iniziare ad ottimizzare l’utilizzo delle risorse esistenti per potere partire con l’implementazione della nuova terapia”.
Il direttore di Medicina Nucleare dell’Ospedale San Raffaele di Milano ha poi suggerito come strategia per ottimizzare le risorse disponibili: “La creazione di un sistema di rimborso dedicato.”
Per Carlo Nicora, Direttore generale dell’Istituto Nazionale dei tumori di Milano, e vicepresidente FIASO, “Il PNRR ha dato risorse aggiuntive per le strutture sanitarie, anche di Medicina nucleare. E’ fondamentale fare un’analisi del bisogno e dell’offerta in ogni territorio, definendo se il bisogno sia appropriato e riconosciuto secondo criteri condivisi.
Il secondo aspetto da definire – ha proseguito Nicora – riguarda la terapia. E’ necessaria prima di tutto un’analisi della capacità, in termini di risorse umane, per trattare con la RLT i pazienti eleggibili. Il problema delle risorse umane, a mio avviso, è più rilevante rispetto alla dotazione tecnologica.
Per quanto riguarda, poi, la creazione del DRG – ha proseguito il Direttore generale dell’Istituto Nazionale dei tumori di Milano – si potrebbe lavorare come è stato fatto per le CAR-T. In particolare, dovrebbe essere eseguita un’analisi dei costi relativa al trattamento dei pazienti con la RLT che possa consentire di individuare il processo da attivare. Sicuramente, se questa attività verrà svolta in regime ambulatoriale o una forma di Day Hospital – ha concluso Nicora-, si potrebbe arrivare alla definizione di un rimborso specifico”.
Carlo Borghetti, consigliere regionale e membro della Commissione Sanità della Regione Lombardia, nel suo intervento ha detto: “È molto importante l’obiettivo del progetto che è rappresentato fondamentalmente dalla promozione di un percorso di standardizzazione della RLT sul territorio nazionale. Infatti, si commetterebbe un errore promuovendo modalità diverse di implementazione della RLT, da Regione a Regione.
Partendo da questa premessa – ha spiegato -, le Regioni devono inserire la RLT in una programmazione strutturata. A livello legislativo, il nuovo Piano Socio Sanitario della Regione Lombardia potrebbe prevedere l’inserimento di un capitolo sulla Medicina Nucleare e, in particolare, sullo sviluppo di terapie innovative, tra cui la RLT. Sarebbe auspicabile – ha poi aggiunto – la creazione di una rete tra Centri, già attivati e in fase di attivazione.
Questa rete, che potrebbe essere indipendente o interna alla Rete Oncologica Lombarda (ROL), dovrebbe facilitare l’interazione tra gli utilizzatori della terapia”. Infine, Borghetti ha accolto l’invito dei diversi interlocutori a porre l’accento anche sul tema delle risorse e degli investimenti. “Abbiamo il dovere di investire su queste terapie innovative e di successo – ha detto Borghetti – L’auspicio è che diventino accessibili per una platea sempre più ampia di pazienti. Pertanto, è fondamentale definire le priorità e le modalità per selezionare i pazienti eleggibili”.
Gli interlocutori intervenuti al tavolo tecnico hanno sottolineato alcune aree di miglioramento:
- Il rinnovamento tecnologico dovrà essere ottimizzato alla luce degli sviluppi della RLT.
- E’ necessario rendere più efficiente il percorso diagnostico dei pazienti per i quali si trova indicazione per la terapia con i radioligandi.
- La necessità di risorse umane adeguatamente preparate deve essere considerata una priorità.
- Allo stato attuale, le risorse economiche necessarie per affrontare i diversi aspetti legati all’accesso alla terapia sono limitate.
- Si raccomanda un’analisi di processo per identificare tutti i possibili ostacoli all’accesso alla terapia con radioligandi.
Il progetto “Make RLT a reality” proseguirà con i tavoli tecnici con gli stakeholders in Toscana, Puglia e Lazio, seguiti da Emilia – Romagna, Veneto, Campania e Liguria.
