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Pazienti fragili. Dal PNRR aumento dell’assistenza domiciliare: riguarderà il 10% degli ultrasessantacinquenni

La pandemia di Covid-19 ha aperto gli occhi del mondo sul problema dei fragili. Per la prima volta abbiamo sentito parlare al telegiornale di anziani da proteggere perché più a rischio di malattia, complicanze e morte. Improvvisamente espressioni come “popolazione fragile”, “comorbidità”, “RSA” hanno varcato le porte dei reparti di geriatria per entrare a far parte del nostro vocabolario. Così abbiamo capito, forse per la prima volta, che gli anziani sono tanti, che spesso hanno più patologie insieme e che, in virtù di questa intrinseca fragilità, hanno bisogno di risorse sanitarie dedicate e percorsi di gestione particolari. In una parola: protezione.

Gli over 65 in Italia sono 14 milioni e costituiscono il 23% della popolazione. Siamo il paese più anziano del mondo dopo il Giappone, che detiene il primato assoluto con il 27% di popolazione anziana. Si stima che un terzo di loro utilizzi 10 o più farmaci contemporaneamente (Rapporto “L’uso dei farmaci nella popolazione anziana in Italia”, Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali-OsMed).

Non solo, l’invecchiamento della popolazione è un dato progressivo: il rapporto tra giovani e anziani diventerà di 1 a 3 nel 2050 (dati ISTAT).

Il Professor Roberto Bernabei, Direttore del Dipartimento di Scienze dell’Invecchiamento, Neurologiche, Ortopediche e della Testa-Collo presso Fondazione Policlinico Universitario “A. Gemelli” IRCCS Università Cattolica del Sacro Cuore, è intervenuto al 14° Forum Nazionale Pharma organizzato dalla Società Italiana di Farmacologia nella lettura magistrale “Il contributo del Covid-19 alla fragilità/continuità”.

«La Covid-19 ha dato un contributo poderoso al tema della fragilità, sconosciuta prima, così come erano sconosciute parole come RSA. Il virus ha ucciso i fragili, l’età media dei defunti è 81 anni. La pandemia è un’occasione per ripensare il sistema sanitario nazionale, che non si era peritato fino ad oggi, se non in modo locoregionale, di affrontare il problema dei fragili. Eppure siamo il paese più vecchio del mondo insieme al Giappone.»

Il ripensamento del sistema sanitario comincia dal PNRR.

«Oggi l’assistenza domiciliare per gli ultrasessantacinquenni va dallo 0,7 al 4,8% a seconda della regione, con grande variabilità tra una regione e l’altra. In Abruzzo ad esempio le cose vanno meglio, peggio nel Lazio, dove l’assistenza domiciliare non arriva nemmeno al 2% degli anziani.

Il PNRR aumenterà l’assistenza domiciliare dal 2.7% al 10% degli ultrasessantacinquenni. Previste, inoltre, 2 ulteriori nuove organizzazioni: case della comunità e ospedali di comunità. Ora bisogna vedere come si organizzano questi servizi.»