Allergie? La soluzione c’è. Si chiama autovaccino. In Italia lo pratica Cerifos
Pollinosi, dermatiti allergiche, asma bronchiale. Alle porte della primavera, le affezioni tipiche di questo periodo tornano puntualmente in primo piano, quando si torna a fare i conti con naso che cola, starnuti e solletico in gola. Tuttavia, per molte persone, il problema non è legato alla stagione, ma cronico.
Secondo le ricerche targate Cerifos, la soluzione per questi pazienti è l’autovaccino, una preparazione farmaceutica che si può produrre partendo dal materiale biologico di ogni individuo, e che, attraverso la liberazione di citochine, è capace di migliorare le difese immunitarie delle mucose e di svolgere un effetto immunomodulante. È indicata specialmente nel caso di allergie e di patologie per le quali esiste anche soltanto il sospetto di una reazione autoimmune.
«Noi medici sappiamo bene quanto le affezioni croniche siano invalidanti per il paziente, difficili da trattare e quanto i più anziani mal sopportino il carico collaterale che le cure tradizionali portano con sé» spiega il dottor Samorindo Peci, direttore scientifico di Cerifos. «Per questo la terapia che promuoviamo è quella dell’autovaccino, una pratica che nel mondo germanico ha una lunga tradizione alle spalle sia per quel che riguarda le malattie croniche, sia per impedire il ripresentarsi continuo di recidive o di infezioni diverse».
Ma qual è la procedura per la preparazione di un autovaccino ematico? «Il medico preleva 8 ml di sangue venoso e lo spedisce al laboratorio con apposito conservante. In caso di malattie acute il momento migliore per fare il prelievo è quello dell’apice sintomatico, proprio perchè presenta un alto titolo di anticorpi patogeni. Mentre nel caso si rendesse necessario un intervento urgente con immunosoppressivi, il prelievo deve essere fatto prima della prima somministrazione».
Con l’assunzione, poi, gli antigeni arrivano negli strati subepiteliali della mucosa, dove si ha una migrazione di linfociti che si differenziano nel linfonodo mesenterico e raggiungono, attraverso il dotto toracico e il flusso sanguigno, la mucosa del tratto respiratorio, urogenitale e gastrointestinale.
Qui poi, avviene la formazione di anticorpi attraverso il nuovo contatto con gli antigeni. L’attivazione dei linfociti viene affiancata, sempre nel subepitelio, da un’attivazione dei fagociti e da una liberazione di citochine, che aumentano le risposte immunitarie.
«I vantaggi di questa terapia sono moltissimi- commenta il dottor Peci -. Prima di tutto per procedere non è necessario conoscere l’antigene e allergene, né fare un test allergologico. In più, non ci sono effetti collaterali né limiti di età. L’inizio della terapia è possibile anche in fase acuta e per tutti quei pazienti con allergie multiple».
La durata dipende dall’intensità delle reazioni e dal tempo di sofferenza di questa patologia. «In pazienti che hanno sofferto di queste malattie per molti anni è sensato prevedere un “richiamo” di un paio di mesi dopo un anno. Per conservare il vaccino, infine, si deve mettere in frigorifero a temperature fra i 4 e gli 8 gradi, ma non congelare. La matrice si conserva per due anni dalla data di preparazione; le diluizioni per sei mesi».
Per informazioni scrivere a info@cerifos.it
