Le nostre proposte sono lo specchio delle criticità percepite dai farmacisti, vogliamo discuterne con Enpaf insieme a tutte le componenti rappresentative della categoria”

Davide Petrosillo, presidente della Federazione Giovani Farmacisti, in seguito al commento del presidente Emilio Croce sulla petizione lanciata da FENAGIFAR, auspica un incontro per chiarire le richieste avanzate dai farmacisti, relative alla riforma pensionistica della categoria. La nostra petizione non intende presentare un elenco di soluzioni, che andranno ricercate congiuntamente da tutte le componenti professionali. È, al contrario, un elenco, frutto anche di una ricognizione condotta con esperti del settore, delle criticità percepite dai nostri iscritti, i giovani farmacisti, ma non solo da loro. Lo confermano le numerosissime comunicazioni che ci sono pervenute, anche sui canali social di FENAGIFAR, e dalle richieste di intervento a sostegno di una riforma dell’ente previdenziale, condivise anche dalla FOFI e da Federfarma. Anche lo stesso Presidente di Enpaf, Croce, ci conferma questa necessità”.

Così Davide Petrosillo, presidente di FENAGIFAR (Federazione Nazionale Associazioni Giovani Farmacisti) interviene in risposta a Emilio Croce, Presidente Enpaf, che nei giorni scorsi ha evidenziato la necessità di una riforma, ma basata su soluzioni concrete, valutando come ‘poco fondate’ le proposte di Fenagifar. Nei giorni scorsi anche Fofi aveva espresso il proprio sostegno all’iniziativa di Fenagifar, chiedendo a Enpaf un “cambiamento di rotta”. Ringrazio il dottor Emilio Croce, presidente dell’Enpaf, per la lunga risposta che ha dedicato all’annuncio della nostra petizione – sottolinea Petrosillo – e che merita senz’altro dei chiarimenti da parte nostra. Non avevamo la pretesa di sciogliere i nodi indicati, ma rivendichiamo il diritto-dovere di far presente che dal 1995 a oggi è cambiato, letteralmente, tutto: il mondo del lavoro, le dinamiche del comparto del farmaco, la stessa leadership e la linea politica delle rappresentanze professionali.

L‘occupazione che coincide con la vita lavorativa è ormai un sogno, così come la possibilità di un rapido inserimento dopa la laurea e l’abilitazione, e anche per noi farmacisti quello che in Francia è stato battezzato lavoro intermittente è pressoché una regola. Su questa base, per esempio e per entrare nel merito, l’obbligo di 20 anni di attività su 30 di iscrizione può essere un traguardo difficilmente raggiungibile. In concreto: chi tra sostituzioni, prestazioni professionali, interruzioni di rapporti di lavoro subordinati totalizza 19 anni e 8 mesi deve rassegnarsi alla “dolorosa perdita”?” Quanto al tema del contributo dello 0,90%, Petrosillo precisa: “Non si tratta di “metterci le mani” ma di mettere mano a questo istituto per dargli una finalità immediatamente percepibile da chi lo versa. Respingiamo con forza, inoltre, l’accusa di voler favorire gli inadempienti quando lamentiamo una difficoltà di rapporti con l’ente e una rigidità nell’applicazione delle sanzioni per eventuali inadempienze. Dov’è la proporzionalità nella scelta di esigere il raddoppio dell’importo per un ritardo del versamento anche di un solo giorno?” E quanto alla comunicazione, Petrosillo insiste: “È mai possibile che per fornire risposte a quesiti individuali ci si affidi a un centralino automatico con lunghi tempi di attesa, spesso vana?”

“Non mi dilungo perché confido in un incontro con Enpaf insieme a tutte le componenti rappresentative della categoria che ci permetterà di dare e ottenere chiarimenti su tutti i punti che abbiamo sollevato, soprattutto a vantaggio di chi ha richiesto un nostro intervento in questa materia. La previdenza è e resta al centro delle preoccupazioni dei farmacisti, giovani e diversamente giovani. Questo è il momento di cambiare le cose. E invitiamo tutti, di nuovo, a firmare la nostra petizione che è il modo efficace per dimostrare la reale necessità di una rapida riforma (Fenagifar )”, conclude Petrosillo.

Roma, 8 febbraio 2018